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Brexit, quelle navi britanniche a rischio respingimenti / IL CASO

Genova - Come nel film “The Terminal”:Tom Hanks, passeggero di un immaginario Paese europeo in cui è avvenuto un colpo di Stato mentre è in volo verso gli Usa, rimane bloccato nell’aeroporto di New York.

Genova - Come nel film “The Terminal”:Tom Hanks, passeggero di un immaginario Paese europeo in cui è avvenuto un colpo di Stato mentre è in volo verso gli Usa, rimane bloccato nell’aeroporto di New York perché il suo passaporto non è più valido, non è riconosciuto dalle autorità americane e vive in un limbo da cui non può uscire.

Il rischio è che la stessa sorte tocchi a una parte di quella massa di navi salpata in questi giorni dai porti della Gran Bretagna e diretta verso l’Asia. La rotta dura quasi 50 giorni e mentre la merce naviga a destinazione, Londra uscirà dall’Europa. I documenti con cui sono partiti i container, saranno ancora validi nel porto di destinazione? «Dipende» rispondono gli esperti. In caso di no deal, cioè nessun accordo tra l’Inghilterra e l’Europa, la situazione potrebbe complicarsi. Hong Kong è un free port e non dovrebbero esserci intoppi. Ma ci sono Paesi, e mercati, dove invece esistono accordi commerciali con l’Ue che potrebbero rendere il cammino della merce più difficile e costoso. Le tariffe di partenza, a causa della Brexit, non sarebbero più valide e una volta in banchina quei contenitori subirebbero, tra l’altro, un aggravio di costi.

È il caso del Giappone dove il recente accordo commerciale con l’Europa, rischia di provocare un “purgatorio doganale” per i container partiti dall’Inghilterra. Le maggiori compagnie si stanno preparando e «nessuno di noi farà fare marcia indietro alle navi» assicurano i carrier. Anche chi rimane a terra è preoccupato per un eventuale mancato raggiungimento di un accordo in vista dell’uscita del Regno Unito, in agenda il 29 marzo. A Rotterdam ad esempio, temono soprattutto le grandi code di camion.Tra il canale della Manica e il primo porto dell’Europa continentale, transitano ogni anno 40 milioni di tonnellate di merce. I tir che arriveranno nello scalo potrebbero non avere i documenti in regola per effettuare la traversata via nave o comunque, nella migliore delle ipotesi, potrebbero esserci complicazioni doganali. Così il porto olandese per evitare ingorghi e compromettere l’operatività dei terminal, ha deciso di costruire enormi parcheggi dove far sostare i camion in attesa del via libera. «I primi giorni di Brexit non saranno facili e dovremo affrontare un clima di incertezza» ha spiegato il ceo dello scalo, Allard Castelein che ha ammesso: «Abbiamo fatto il possibile, ma sicuramente ci saranno ripercussioni». I parcheggi per i tir sono 200, ma c’è già un piano per aumentarne il numero in caso di necessità.

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