SERVICES

Banchero: «Passato il panico, adesso tiriamo il fiato» / INTERVISTA

Genova - «Il sistema del Mar Ligure Occidentale - spiega Alberto Banchero, presidente di Assagenti - grazie alla diversificazione che lo ha sempre contraddistinto, alla integrazione produttiva e alla competitività delle imprese che lo compongono, ha affrontato in modo compatto un’emergenza operativa senza precedenti».

Genova - «Il sistema del Mar Ligure Occidentale - spiega Alberto Banchero, presidente di Assagenti - grazie alla diversificazione che lo ha sempre contraddistinto, alla integrazione produttiva e alla competitività delle imprese che lo compongono, ha affrontato in modo compatto un’emergenza operativa senza precedenti, che ha permesso di chiudere il 2018 in termini tutto sommato positivi, superando, come movimentazione complessiva, i 70 milioni di tonnellate, quasi il 2% in più rispetto all’anno precedente. Vero è che nei risultati di fine anno, ha giocato un ruolo fondamentale il bacino di Savona, con un apporto significativo alla crescita del sistema porto soprattutto per quanto riguarda la movimentazione di rinfuse solide. La movimentazione di merce in container - spiega il presidente degli agenti marittimi genovesi - è sicuramente fra i segmenti che più di altri hanno patito gli effetti dell’emergenza sorta dopo il crollo del ponte. Complessivamente però, il numero di teu movimentati ha fatto registrare una lieve crescita su base annua dello 0,3%, il traffico convenzionale, che insieme ai container compone il totale della merce varia, è cresciuto del 6,7%. Per quanto riguarda i passeggeri, Liguria e Lazio si contendono il primato nazionale nel settore crocieristico e questo si commenta da sé».

Quanto il crollo di Ponte Morandi sta ancora influendo negativamente sull’attività del porto?

«Nei giorni immediatamente successivi al crollo, sono stati due i fattori di panico generalizzato e fonte di incertezza per la tenuta dello scalo: l’interruzione della ferrovia sul bacino di Sampierdarena e le criticità degli spostamenti camionistici infraporto, sull’asse Est-Ovest, che vedevano interessati, secondo nostre stime, almeno duemila veicoli al giorno. Oggi si può dire che, ripristinata la linea ferroviaria su Sampierdarena, abbiamo tirato il fiato almeno in parte: i problemi per incentivare il ferro permangono, ma non sono direttamente connessi al Morandi, il lavori sul nodo ferroviario di Genova sono in grande ritardo, le linee esistenti hanno limiti tecnici che non si possono superare. Per quanto riguarda il traffico su gomma, la macchina amministrativa ha trovato in tempi rapidi soluzioni che ci hanno permesso di dare risposte certe al mercato quasi nell’immediato. Abbiamo trovato anche lo spazio per una strada dedicata al porto, che è stata fondamentale prima che venissero ultimati i lavori sulla rampa di accesso al casello di Genova Aeroporto. Complessivamente posso dire che oggi la ricostruzione del Morandi è più un problema di viabilità nazionale, di interruzione di una via di collegamento imprescindibile del Nord Ovest italiano, oltre che di vivibilità cittadina: Lungomare Canepa si è trasformato in una autostrada, la Valpolcevera è una zona che subisce ancora un isolamento devastante, il Ponente ha tempi di collegamenti con il suo centro cittadino decisamente peggiorativi».

Torniamo ai traffici: contenitori, rinfuse e passeggeri. Come sono le vostre previsioni da qui a fine anno?

«Difficile fare una previsione tout cour, ci sono troppi elementi che pesano sul futuro e che possono far spostare di molto le percentuali, sia a livello locale sia a livello geopolitico. Pensiamo alle decisioni statunitensi sulle sanzioni economiche: se queste dovessero permanere, limitando di molto l’import americano dal Far-East, per esempio, molte merci sceglierebbero di raggiungere il Mediterraneo – quindi l’Italia – per poi da qui essere esportate. Altri elementi di difficile previsione sono l’entrata a regime della Piattaforma di Vado Ligure e di Calata Bettolo».

Capitolo infrastrutture. Oltre a Terzo valico, nuova diga foranea e Gronda, cosa serve al porto di Genova?

«Tutte quelle infrastrutture definite accessorie, ma che servono, anzi: sono fondamentali e complementari alle grandi opere: nodo ferroviario di Genova, ultimo miglio, individuazione di zone franche collegate in maniera efficiente. Non lascerei fuori da questo discorso le infrastrutture immateriali, la digitalizzazione delle procedure, il miglioramento del ciclo camionistico, la sburocratizzazione».

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››