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«La riforma Delrio non va, manca una regia»

Genova - «Oggi il giudizio sulla riforma portuale Delrio non può essere positivo,anche perché non ha visto applicazione uno degli strumenti più rilevanti previsti, cioè un confronto continuo e serrato a livello nazionale con una regia nazionale spinta» così Gian Enzo Duci, presidente di Federagenti

Genova - «Oggi il giudizio sulla riforma portuale Delrio non può essere positivo, anche perché non ha visto applicazione uno degli strumenti più rilevanti previsti, cioè un confronto continuo e serrato a livello nazionale con una regia nazionale spinta - Gian Enzo Duci, presidente di Federagenti, la federazione nazionale che riunisce le associazioni delle agenzie marittime italiane, riparte dalla riforma per fare un appello alla vigilia degli Stati generali della portualità annunciati dal vice ministro a Infrastrutture e Trasporti Edoardo Rixi che serviranno a fare il punto con tutti i soggetti e stilare il libro bianco delle priorità -. Sarà un’occasione importante per fare fattore comune - dice - e viene data a noi categorie l’occasione per interfacciarci. Dobbiamo presentarci con una posizione comune: parliamoci prima e cerchiamo di arrivare con quanto più possibile di condiviso per essere un interlocutore credibile». Uno dei temi da affrontare per il presidente di Federagenti è proprio la «strategia italiana ai porti. Ho la sensazione - dice - che nell’ultimo periodo si sia tornati alla buona volontà dei singoli presidenti delle Autorità di sistema portuale. Non si riunisce l’organo previsto dalla riforma per far incontrare i presidenti delle autorità di sistema portuale, e nello stesso tempo non ci si riunisce con i soggetti coinvolti nel settore che dovrebbero trovare a livello nazionale quel confronto che prima avveniva, localmente, nei comitati portuali. Il tavolo al ministero potrà essere il momento per fare fattore comune».

Per Duci serve anche una regia per la Nuova via della Seta: «Sta a noi interfacciarci in maniera propositiva con i cinesi rispetto agli interessi del Paese. Serve una regia nazionale forte, il rapporto non va lasciato gestire ai singoli. Tutte le opportunità hanno svantaggi e vantaggi, bisogna cercare di capire quali sono le azioni necessarie per valorizzare gli aspetti positivi. Urlare “è bellissimo” oppure “è bruttissimo” non serve: ne capisco le ragioni di interesse, un po’ meno l’utilità complessiva per il Paese. Detto questo ci sono due cose da tenere presenti nei rapporti con un interlocutore così pesante. Un proverbio dice che la Cina ha sempre tempo - ricorda il presidente di Federagenti - quindi è un Paese che sa programmare a medio lungo termine, cosa che noi italiani non siamo in grado di fare e un’altra cosa è che i cinesi sono molto rispettosi dei limiti che gli altri pongono loro, ma non se ne pongono se non gliene metti. Quindi il rapporto può essere un’opportunità ma anche una grande criticità. Smontiamo il meccanismo della vendita della sovranità nazionale perché è una cosa che non hanno fatto neppure i greci - non siamo in queste condizioni - ma non bisogna presentarsi in posizione di debolezza: se ti presenti come un soggetto forte, ti rispettano come tale».

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