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Prezzi e produzione di petrolio, gli occhi del mondo sull’Iran

Roma - Le sanzioni Usa all’Iran e il pressing del presidente Donald Trump per un aumento della produzione di greggio domineranno la riunione del comitato ministeriale Opec+.

Roma - Le sanzioni Usa all’Iran e il pressing del presidente Donald Trump per un aumento della produzione di greggio domineranno la riunione del comitato ministeriale Opec+. A Jedda si tiene oggi il meeting dei maggiori esportatori di petrolio allargato a Russia e ad altri Paesi non-Opec, per preparare il vertice di giugno a Vienna. E anche se alcuni delegati escludono una modifica degli accordi sulle quote di produzione, ignorando le pressioni del presidente Usa, appare inevitabile che la questione del blocco dell’export iraniano per le sanzioni decise da Trump imporrà un riesame dell’impatto sul mercato e dei livelli di produzione, anche alla luce delle tensioni in Medio Oriente, del conflitto in Libia, delle sanzioni al Venezuela e, non ultimo, dei rischi legati alla guerra dei dazi. Per il ministro del petrolio del Sud Sudan, Ezekiel Gatkuoth, la riunione di monitoraggio si concluderà con il mandato di lasciare inalterati i tagli di produzione: «Dobbiamo essere sicuri di soddisfare la domanda senza inondare il mercato» ha spiegato, e «così vogliamo assicurarci di poter confermare i tagli di produzione». Per evitare tensioni, soprattutto con Trump, il ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita, Khalid al-Falih, ha assicurato che l’Opec è pronta a intervenire se necessario per soddisfare la domanda petrolifera, ma che per ora non è sicuro che vi sia una carenza di greggio come evidenziano i livelli di scorte Usa. E così, se non ci saranno altri scossoni geopolitici, una decisione sulle quote verrà presa al vertice di giugno.

«Saremo flessibili» , ha detto Falih e «troveremo il giusto equilibrio». L’Opec, la Russia e altri produttori non-Opec hanno ridotto la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno dal primo gennaio per sei mesi e oggi i delegati hanno fatto sapere che ad aprile sono stati implementati circa il 150% dei tagli concordati, di più rispetto al 139% raggiunto a marzo. Gli ultimi dati dell’Agenzia internazionale per l’energia segnalano che la domanda globale di petrolio aumenterà meno del previsto quest’anno, soprattutto per il rallentamento delle economie asiatiche. Per il 2019, le stime della domanda sono state tagliate di 90.000 barili al giorno a 1,3 milioni, ma con lo stop all’export iraniano per le sanzioni, precisa l’Agenzia, non dovrebbero verificarsi squilibri tra domanda e offerta e quindi pressioni al ribasso sulle quotazioni del greggio

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