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La flotta italiana si restringe: in un anno perse più di 40 navi

Genova - Assemblea di Confitarma a Roma. Mattioli: «La nostra priorità è difendere e rafforzare la competitività della bandiera». SCARICA LE TABELLE

Genova - Mario Mattioli ha presieduto oggi la sessione privata dell’Assemblea della Confederazione Italiana Armatori che ha approvato il bilancio e la relazione annuale ed ha rinnovato per il periodo 2019-2022 il Collegio dei Probiviri e di quello dei Revisori.

Le priorità dello shipping in ambito internazionale sono state illustrate da Paolo d’Amico, presidente dell’Intertanko, ed Emanuele Grimaldi, vicepresidente ICS.

Il presidente Mattioli si è soffermato sulle recenti proposte francesi per una possibile istituzione di una ECA (Emission Controll Area) nel Mediterraneo, nella quale applicare limiti più severi alle emissioni delle navi. «Confitarma ritiene che la sede più opportuna per discutere tali iniziative debba essere l’IMO» spiega l’associazione in una nota. «Attualmente lo shipping mondiale si sta impegnando in uno sforzo senza precedenti per rispettare i nuovi limiti del contenuto del tenore di zolfo nei combustibili marini che dal 1° gennaio 2020 si ridurrà di ben sette volte passando dal 3,5 % allo 0,5%. Una ECA nel Mediterraneo potrebbe essere presa in considerazione solo dopo aver valutato i benefici derivanti dall’implementazione del Sulphur Cap 2020».

LA FLOTTA DIMINUISCE

Intanto la flotta italiana perde terreno, come si vede dalle tabelle pubblicate oggi da Confitarma.

Alla fine del 2018 la flotta mercantile di proprietà italiana si riduce del 5,1% rispetto alla fine del 2017, con 1.406 navi per un totale di 15.482.499 gt (tonnellate di stazza lorda), così ripartite: – oltre le 1.000 gt: 643 navi, equivalenti a 15.224.252 gt – da 100 a 999 gt: 763 navi, equivalenti a 258.197 gt Il 92% del tonnellaggio di proprietà italiana, pari a circa 14,2 milioni gt, sono iscritte nel Registro internazionale italiano, mentre l’8% (1,2 milione gt) sono iscritte nel Registro ordinario e una piccola parte del tonnellaggio di proprietà italiana batte temporaneamente bandiera estera (bareboat charter registration).

«Difendere e rafforzare la competitività della flotta italiana continua ad essere la priorità di Confitarma – ha affermato il Presidente di Confitarma - che ancora oggi considera il Registro Internazionale il pilastro di una politica marittima efficace ed espansiva, che in venti anni ha portato alla crescita della nostra marineria restituendole la competitività nei traffici internazionali e nel grande cabotaggio dove l’occupazione italiana e comunitaria, nello stesso periodo, è aumentata del 140%. Nonostante la riduzione della flotta di bandiera italiana riusciamo ancora a confrontarci con le altre marine che non devono fare i conti con oneri, vincoli e burocrazia tutti italiani».

«Gli ostacoli che frenano la flotta italiana, almeno in parte sono superabili attraverso una drastica semplificazione di norme e procedure burocratiche. Abbiamo ri-costituito il Comitato Regole e Competitività proprio per dare un nuovo impulso a questa azione soprattutto attraverso l’instaurazione di un dialogo più stretto con le istituzioni al progetto di modernizzazione delle regole. Peraltro – ha aggiunto Mattioli - come ho avuto modo di affermare recentemente, ritengo che il tema della di sburocratizzazione fino ad oggi sia stato affrontato dal cluster marittimo in modo non coordinato con tante proposte, quasi tutte condivisibili ma spesso caratterizzate da un individualismo che inevitabilmente tende a svalutare l’interesse comune”. E in quest’ottica “come Presidente della Federazione del Mare, penso che si potrebbe accogliere in quella sede tutti coloro che sono disponibili a condividere gli obiettivi per formulare finalmente proposte che veramente possano restituire forza al cluster marittimo italiano”. “Fare sistema per ottenere risposte, è fondamentale che le istanze della nostra categoria siano portate avanti da una voce unica. È indubbio che la presenza di più associazioni che tutelano interessi genera confusione negli interlocutori a livello nazionale e internazionale, determinando una minore incisività della voce dell’armamento”, indebolendo di fatto gli interessi tutelati».

«Confitarma è sempre pronta al dialogo e al confronto ma le divisioni generano un inutile dispendio di risorse e di energie rischiando di confondere tutti, compresi i nostri referenti istituzionali. Noi continueremo sulla nostra strada nell’interesse del Paese e delle nostre imprese associate, che sono orgogliosamente italiane e che vogliono che il tricolore sventoli sulle loro navi, certi che il genuine link con il territorio sia alla base della politica marittima italiana».

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