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Trasporto bestiame, in Israele esplode la polemica / IL CASO

In Israele l’allarme bestiame è scoppiato in modo plateale da alcune settimane, creando un vero e proprio caso, che naturalmente ha riacceso il dibattito guidato dalle associazioni animaliste, ben determinate a cercare di porre fine ai maltrattamenti.

L’importazione e l’esportazione di bestiame è da anni una questione al vaglio delle associazioni animaliste che denunciano le condizioni indegne dei trasporti e l’assenza di adeguate misure di protezione nei confronti degli animali. Animali che viaggiano stipati in spazi esigui e in condizioni igieniche raccapriccianti, spesso ricoperti dai propri escrementi, e che per tutti questi motivi, arrivano a destinazione quasi sempre in condizioni di salute precarie e con evidenti difficoltà respiratorie.

In Israele l’allarme bestiame è scoppiato in modo plateale da alcune settimane, creando un vero e proprio caso, che naturalmente ha riacceso il dibattito guidato dalle associazioni animaliste, ben determinate a cercare di porre fine ai maltrattamenti. Da ormai molti giorni infatti lo scarico di navi adibite al trasporto di animali presso i porti israeliani di Haia, Ashdod e Eilat sarebbe stato ritardato causando quelle che alcune associazioni animaliste israeliane, quali “Israel Live Shipment” e “Israel Animal Save”, hanno definito all’unanimità «condizioni scioccanti».

Secondo quanto riportato e documentato dalle stesse organizzazioni i corpi di numerosi vitelli sarebbero stati ritrovati sulle banchine israeliane nelle ultime due settimane. La “tratta del bestiame” segue rotte definite. Gli animali arrivano dall’Australia, dopo aver effettuato un estenuante viaggio di circa tre settimane, e dal Portogallo, dopo un viaggio di circa due settimane.

Una volta arrivate nei porti israeliani le navi, secondo quanto riportato dalle organizzazioni, hanno forzatamente registrato un ritardo compreso tra le 30 e le 72 ore nel compiere le operazioni di sbarco del bestiame. Questo ritardo è stato attribuito a una precisa indicazione emanata dal ministero dell’Agricoltura che proibisce lo scarico delle merci, e tra queste vengono inclusi anche gli animali, durante i giorni di Sabbath - i giorni di riposo nella religione ebraica - e più in generale nei giorni festivi.

Inoltre, sempre secondo le precise indicazioni ministeriali, le attività di sbarco sono possibili soltanto durante il regolare orario di lavoro, e quindi dalle 07.30 alle 16.00. Le navi tuttavia, per ovvi motivi, non riescono a tenere in considerazione questa rigida regolamentazione e continuano ad arrivare anche nei giorni festivi e al di fuori degli orari regolamentari. Ma non solo. A tutto questo va aggiunto che lo scarico degli animali deve essere necessariamente preceduto da un’ispezione del ministero dell’Agricoltura.

Secondo le organizzazioni che si occupano della tutela degli animali, i ritardi registrati nelle ultime settimane sono stati almeno sei e hanno comportato un’attesa di molte ore che ha ulteriormente peggiorato le condizioni igienico sanitarie del bestiame: «Gli animali non sono merce e devono essere trattati come esseri viventi. Fino a che il ministero dell’Agricoltura continuerà a considerarli e trattarli come un mero carico, sarà direttamente responsabile del loro benessere e di tutto quanto avviene sulle navi che li trasportano - spiega Yaron Lapidot, portavoce delle associazioni -. Sembra non esserci alcun controllo su ciò che accade in quelle navi. Come associazioni contro le importazioni di animali in Israele continueremo a fare pressione perché il governo proibisca i commerci di animali vivi».

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