SERVICES

«Scafi ordinerà tre rimorchiatori» / L’INTERVISTA

La Spezia - Oltre ai due rimorchiatori in consegna quest’anno, altri tre verranno ordinati per essere consegnati entro il 2022 e utilizzati a Safi, in Marocco. All’amministratore delegato della società, Paolo Visco, abbiamo chiesto quali sono le strategie del gruppo.

La Spezia - Il gruppo armatoriale Scafi della Spezia, specializzato nell’attività di rimorchio, sta espandendo la propria attività all’estero (Marocco, Croazia e da ultimo Pireo), ingrandendo anche la propria flotta. Oltre ai due rimorchiatori in consegna quest’anno, altri tre verranno ordinati per essere consegnati entro il 2022 e utilizzati a Safi, in Marocco. All’amministratore delegato della società, Paolo Visco, abbiamo chiesto quali sono le strategie del gruppo. No comment invece sul nuovo regolamento europeo dei porti e sui prossimi rinnovi delle concessioni dei servizi di rimorchio in alcuni porti italiani. Anche perché, come nota Visco, i bandi di gara per queste ultime non sono ancora stati pubblicati e probabilmente non lo saranno prima del 2020.

Ci sono differenze nella gestione del servizio di rimorchio all’estero e in Italia? In che modo riuscite ad adattarvi ai contesti di Grecia, Croazia e Marocco?

«In comune c’è la consapevolezza di offrire un servizio dove la sicurezza è al primo posto, con una flessibilità e una disponibilità h24. Di noi si parla solo quando ci sono interventi particolari: un salvataggio, un incendio in mare o una nave in avaria da soccorrere, ma tutti i giorni dobbiamo garantire un servizio attento, professionale e curato nel dettaglio, un gioco di squadra con gli altri servizi tecnico nautici coordinati dalle Capitanerie. Le differenze maggiori sono dettate non tanto dalla nazione in cui operiamo, ma dal porto e dalle sue esigenze, i suoi volumi e i suoi traffici. Porti container di trasbordo come Gioia Tauro e il Pireo, porti che nascono per l’importazione del carbone e l’esportazione di fosfati come Safi in Marocco, richiedono tipologie di rimorchiatori e una gestione diversa dell’attività operando sempre in sicurezza per permettere alle navi di entrare e uscire dai porti in qualsiasi condizione meteorologica e/o in qualsiasi momento del giorno e della notte, Natale e Capodanno inclusi. Tra questi paesi diciamo che ce ne sono alcuni che hanno meglio compreso che questo lavoro sta cambiando e che flessibilità e disponibilità h24 non sono più un vantaggio competitivo ma una esigenza primaria. Altri invece, di cui non faccio il nome, un po meno...».

Il gigantismo navale e la concentrazione delle compagnie armatoriali hanno portato problematiche nuove nel vostro lavoro? Se sì, come le avete risolte?

«Non c’è dubbio che il gigantismo navale abbia avuto un impatto rilevante sulla nostra attività. In particolare nel settore del container, ma non solo! Meno navi, o meglio navi più grandi, meno manovre, a fronte di rimorchiatori più potenti, con caratteristiche di manovrabilità maggiori, pronti a gestire picchi di traffico h24, 7 giorni su 7. E’ una bella sfida per garantire la sicurezza ma anche l’efficienza che questo mercato richiede. Il fatto di operare in più porti e in aree diverse ci aiuta a capire meglio queste logiche e a migliorare di conseguenza. Uno degli investimenti maggiori lo stiamo facendo sulle persone e sull’organizzazione, per creare una squadra coesa che a prescindere dalle peculiarità di ogni paese, di ogni porto, sappia migliorare l’intero gruppo Scafi e le singole realtà locali».

Le nuove tecnologie stanno cambiando molti settori dell’economia. C’è qualche innovazione in questo senso anche nel mondo del rimorchio, sia dal punto di vista informatico, sia dell’ingegneria navale o in altri campi?

«Le posso dire come immagino il nostro servizio da qui a 5/10 anni: rimorchiatori dotati di tecnologie meno inquinanti, la corsa alla potenza si fermerà, ma non quella alla sicurezza, all’efficienza e alla cura e manutenzione dei rimorchiatori, che sono imbarcazioni meravigliose che durano nel tempo solo se manutenute con cura e attenzione maniacale. La tecnologia ci aiuterà a inquinare ancora meno, a ridurre le fasi e i rischi che sono quelli di passaggio dei cavi, della manovra e anche le manutenzioni. Saremo in grado di tenere sotto controllo da una cabina di regìa tutta l’operatività e lo stato dei motori e degli altri organi più importanti di un rimorchiatore. Ma mi permetta di dire che nel Mediterraneo, nei nostri porti, dovremo continuare a investire nelle nostre persone, nella loro professionalità, nella loro passione, perché questo è un lavoro in cui bisogna spesso gestire emergenze ed è necessario sapersi sempre adattare a qualsiasi situazione in tempi brevissimi».

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››