SERVICES

Terna spinge sulla Tunisia, cavo sottomarino entro il 2027

Tunisi - Un altro passo avanti nel progetto avviato nel lontano 2007 dal governo Prodi è arrivato con la firma di un memorandum d’intesa tra Terna e la tunisina Steg, che rafforza la collaborazione già esistente tra le due aziende coinvolte nell’opera.

Tunisi - Alla fine, se tutto va bene, ci saranno voluti 20 anni, ma nel 2027 si dovrebbe riuscire nell’impresa di stendere un cavo elettrico sottomarino tra Italia e Tunisia, considerato «strategico» da un punto di vista energetico. Un altro passo avanti nel progetto avviato nel lontano 2007 dal governo Prodi è arrivato con la firma di un memorandum d’intesa tra Terna e la tunisina Steg, che rafforza la collaborazione già esistente tra le due aziende coinvolte nell’opera. La firma è avvenuta a Tunisi - nelle cui strade ancora si notano le tracce delle elezioni presidenziali che la scorsa settimana hanno visto la schiacciante vittoria del giurista Kais Saied - dall’a.d. di Terna Luigi Ferraris e dal presidente della società tunisina Moncef Harrabi. «È una grande occasione - ha detto Ferraris - perché il progetto entra in una fase operativa dopo anni di studio con una stretta collaborazione tra le due aziende: oggi suggelliamo l’inizio di un percorso operativo che riteniamo possa vedere la luce entro il 2027. È un progetto di dimensioni importanti che rafforza e unisce due aziende e due paesi amici».

Si tratta del progetto Elmed, l’interconnessione sottomarina lunga 200 km, della portata di 600 MW e del costo finale stimato di circa 600 milioni di euro che da Partanna, in provincia di Trapani, raggiungerà Cap Bon, la località situata sulla punta della piccola penisola nel Nord del Paese nordafricano, a un centinaio di km da Hammamet. Un cavo che consentirà all’elettricità di viaggiare in entrambe le direzioni, consentendo sia l’export dall’Italia alla Tunisia che, quando il paese nordafricano realizzerà il grande sforzo previsto sull’energia rinnovabile (3 o 4mila MW in più entro il 2030), il percorso opposto, a seconda delle stagioni. Ma sarà anche, ha spiegato Ferraris, «un ponte importante verso la Libia e l’Algeria, che sono già connesse con la Tunisia» e «un ponte tra Europa e Nord Africa»: un’infrastruttura «strategica», insomma, la cui necessaria ratifica da parte del Parlamento italiano non desta preoccupazioni. Come anche il finanziamento atteso dall’Unione europea, che l’ha già inserita nella lista dei Progetti di interesse comune: da Bruxelles dovrebbero arrivare 300 milioni di euro, mentre gli altri 300 verranno investiti, in misura paritetica, dalle due società.

L’accelerazione avviene a distanza di anni dai primi passi fatti nel 2007. L’idea fu messa nero su bianco 12 anni fa, con la prima pietra ufficiale della firma di una dichiarazione congiunta tra l’allora ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani e il suo omologo tunisino Afif Chelbi: governi di diversi colori successivi hanno confermato l’impegno, fino all’accordo intergovernativo dell’aprile scorso firmato dall’allora ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio. «Se pensiamo - ha però sottolineato Ferraris con un sorriso - che in Italia ci vuole una decina d’anni per progettare un’opera, vista la complessità di questa mi sembra un tempo ragionevole».

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››