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«Fincantieri non può prendersi la maggioranza dei Saint-Nazaire» / INTERVISTA

Parigi - Il ministro francese Sirugue: «Italiani benvenuti, ma entri un altro investitore». «Vogliamo garanzie che non ci siano trasferimenti di attività su altri porti».

Parigi - La vista sulla Senna è splendida. «Giuseppe Bono conosce bene quest’ufficio», precisa dalla sua scrivania Christophe Sirugue, ministro dell’Industria francese, che si ritrova fra le mani il dossier Stx France. Da Seul hanno deciso di vendere la filiale a Fincantieri. Ma l’ad Bono deve vedersela con lo Stato francese, che detiene il 33% del capitale. «Bono tornerà la prossima settimana. Dobbiamo fissare il giorno. Non è facile: è un globetrotter». Spalle solide, Sirugue è un socialista puro e duro.

Contento di avere a che fare con Fincantieri ?

«Fin dagli inizi, preferivamo come acquirente un gruppo industriale, meglio se europeo. Fincantieri è un colosso riconosciuto».

Vogliono rilevare il 67% restante del capitale: anche su questo, nessun problema?

«No, vogliamo che restino sotto il 50%».

Perché?

«Fincantieri è in concorrenza diretta con Stx. Ci sono i rischi di sinergia che potrebbero indebolire i cantieri di Saint-Nazaire».

Cosa significa ?

«Il settore navale è estremamente ciclico. Oggi ci sono ordinativi per far lavorare Saint-Nazaire fino al 2026. Ma non si venderanno delle navi da crociera così all’infinito. Ecco, se ci sarà una stasi, Saint-Nazaire non dovrà esserne la vittima: vogliamo garanzie che non ci siano trasferimenti di attività sui porti italiani e stranieri».

E quindi?

«Fincantieri non deve avere la maggioranza».

I coreani al 67% andavano bene e gli italiani no?

«Quando Stx ne prese il controllo, l’impresa era quasi moribonda. Era già tanto che ci fossero degli investitori interessati. Oggi è diverso, la società va molto bene. Poi, i coreani erano presenti sul mercato asiatico, la concorrenza con loro non esisteva».

Ce l’avete con gli italiani ?

«Non è vero. E, infatti, abbiamo suggerito che un altro investitore italiano entri nel capitale assieme a Fincantieri e che in due facciano pure il 50% del capitale. Basta che sia privato. Vede, per noi la nazionalità non è un problema».

Avete altre esigenze?

«Sì, vogliamo che Dcns, i cantieri navali militari francesi, in mani pubbliche, entrino nel capitale di Stx France. Lo Stato ha il 33% ma con Dcns, che è a controllo pubblico, non vogliamo arrivare al 50%».

Perché?

«Non vogliamo nazionalizzare Stx France. Deve essere un industriale a fissare il progetto strategico e a gestire il management. E questo può essere Fincantieri».

A Parigi girano voci che l’ipotetico investitore italiano aggiuntivo possa essere Msc, l’operatore di crociere. E che anche il suo concorrente Royal Caribbean possa saltare sul carro…

«Non devo benedire nuove alleanze. Ma sarebbe interessante sapere da Fincantieri se vuole far entrare i due gruppi crocieristici e a quali condizioni. Sono i due principali clienti di Stx France».

Lei sa che in Italia si paragonano le vostre esigenze ai gruppi francesi, i vari Bolloré e Lactalis, che vengono da noi e fanno quello che vogliono?

«So che in Italia esiste un contesto difficile per le polemiche intorno a certi investitori francesi. Ma non è per questo che dobbiamo fallire nel nostro progetto. Ho appena visitato due impianti di aziende italiane in Francia, Ferrero e Chiesi. Investono fortemente qui: ne sono felice. Ebbene, se si associano i cantieri di Saint-Nazaire con la potenza produttiva di Fincantieri diamo vita a un colosso europeo. Il quinto all mondo. Comunque, vorrei fare una precisazione».

Prego.

«Se oggi le condizioni di salute di Stx France sono così buone, lo si deve al fatto che lo Stato francese si è impegnato sul dossier e ha investito su questi cantieri, quando erano in difficoltà. E ora vogliamo dire la nostra, perché nella zona ci sono in ballo 7000 posti di lavoro diretti e indiretti».

I sindacati di Saint-Nazaire, famosi per essere agguerriti, cosa ne pensano del possibile arrivo degli italiani?

«Si fanno delle domande ma non sono ostili a Fincantieri. Vorrebbero che i vertici del gruppo spiegassero loro il progetto industriale. È vero, esistono regole da rispettare durante un negoziato, ma se Fincantieri indirizzasse un messaggio chiaro ai sindacati, sarebbe di aiuto per tutti».

E se non troverete un accordo con Bono e la sua équipe?

«Il tribunale commerciale di Seul potrebbe ricominciare la procedura dall’inizio e decidere di vendere il gruppo nel suo complesso, senza scorporare Stx France. Noi siamo contrari a tale possibilità. Abbiamo una minoranza di blocco e un veto da poter attivare sugli investitori stranieri. Ma tutto questo non conta oggi. Noi vogliamo trovare un accordo con Fincantieri. Ci crediamo».

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