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Bono (Fincantieri): «Controlleremo il 60% del mercato mondiale delle crociere»

Roma - Nel militare i francesi «hanno una posizione maggiore ma noi siamo distribuiti meglio perché loro non hanno cantieri al di fuori della Francia e noi anche negli Stati Uniti».

Buenos Aires - Un «accordo per la crescita», senza sovrapposizioni, non certo «per una ristrutturazione» ma «per entrare in questa nuova dimensione dalla porta principale. Diremo la nostra in tutto il mondo, con i francesi metteremo su un gruppo che sarà il primo mondiale», ribadisce l’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, ripercorrendo la vicenda dell’alleanza con la Francia nella cantieristica navale, in audizione presso la Commissione Industria del Senato. Oggi il controllo è italiano grazie ad un 1% in prestito dallo Stato francese: «Poi dicono che gli italiani sono Bizantini, ma anche i francesi», commenta Bono: «È un prestito di dodici anni, ma intanto dobbiamo fare un accordo globale e quindi poi sparirà».
Intanto «la nostra resistenza» prima del nuovo accordo italo-francese che porterà a definire un nuovo piano per l’integrazione con Naval Group «entro giugno» («Speriamo poi di concludere tutta l’operazione entro il 2018», dice Bono), «ha portato i francesi a mettere sul piatto il militare accanto al civile». E sulla messa a punto della struttura finale l’ad di Fincantieri dice: «Ci difenderemo bene. Ci difenderemo sulle ripartizioni a livello più operativo, su come indirizzare le politiche». Per la governance paritetica del futuro gruppo italo-francese l’a.d di Fincantieri vede bene il modello Stm: «È un meccanismo che funziona». La partecipazione sarà paritetica ma «non vuol dire sul 100%», aggiunge: «Il resto va sul mercato».

La nuova alleanza, ribadisce ancora Bono, controllerà «il 60% mercato mondiale delle crociere: il 45% nostro più il 15% che hanno i francesi, rafforzando così la leadership mondiale che abbiamo conquistato nel settore, e coprendo tutti i clienti». Nel militare i francesi «hanno una posizione maggiore ma noi siamo distribuiti meglio perché loro non hanno cantieri al di fuori della Francia e noi anche negli Stati Uniti». Al netto della forza della Francia nel settore dei sottomarini, «ce la battiamo molto bene». Il colosso italo-francese che nasce dall’accordo avrà «un carico di lavoro tra 50 e 60 miliardi a seconda di come consideriamo alcuni contratti di cui stiamo discutendo», ed ha « un fatturato attuale intorno ai 10 miliardi e che pensiamo che aumenterà molto di più. Già con quello che abbiamo in mano aumenterà nei prossimi due o tre anni».

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