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La rivoluzione 4.0 dei cantieri navali / FOCUS

Genova - In Corea del Sud i maggiori costruttori mondiali iniziano a sostituire gli operai con i robot.

Genova - L’hanno chiamato robot, ma è un braccio meccanico, avvolto da tubi e fili che termina con diverse punte: non sembra così minaccioso, ma è il simbolo della rivoluzione appena cominciata in Asia.

Dopo anni di ricerca e investimenti, i cantieri coreani hanno accelerato l’ingresso dell’automazione negli stabilimenti: in quel Paese si produce il più grande numero di navi al mondo. Qui hanno base i primi tre gruppi leader del mercato mondiale, che però da anni soffrono la crisi dello shipping e la concorrenza cinese. Il governo di Seul ha deciso così di salvare i campioni nazionali: soldi pubblici in cambio di una massiccia riduzione dei costi. Daewoo, Samsung e Hyundai hanno mandato a casa migliaia di persone: il ministero del Lavoro coreano ha appena pubblicato i dati mensili sull’occupazione, che nel comparto navalmeccanico sono negativi per l’11esimo mese consecutivo, 37.800 lavoratori in meno rispetto a febbraio 2016, -22%. Altri cantieri invece non ce l’hanno fatta: Stx è in continua ristrutturazione e i più piccoli falliscono a ritmi preoccupanti. I big three sono ancora a galla, ma non basta. Così per tagliare ulteriormente i costi, Hyundai ha dato il via alla rivoluzione dei robot: quello che prima facevano gli operai, ora viene eseguito dalle macchine. Per ora è stato introdotto “solo” il braccio meccanico: piega le lamiere d’acciaio con cui vengono costruite le navi, tutte le forme desiderate. Lo fa a costi infinitamente inferiori e con una «produttività superiore di tre volte rispetto all’uomo» dicono dal management del cantiere. C’è voluto un anno di prove per metterli in produzione, ma ora Hyundai risparmierà da 100 a 200 milioni di dollari su 20 anni di impiego del robot. I coreani hanno anche costituito una squadra dedicata all’introduzione della tecnologia nei cantieri: la prossima fase prevede l’arrivo di altri robot in grado di saldare e pitturare: «Sono capaci di adattarsi all’ambiente in cui saranno chiamati a operare ed eseguiranno il lavoro autonomamente» spiegano dal gruppo. Anche Samsung sarebbe pronta a introdurre nuovi sistemi di produzione automatizzati. La rivoluzione è appena agli inizi.


Il “caso Europa”
I tre coreani sono stati costretti dalla crisi ad accelerare. In Europa invece, con i cantieri pieni di ordini, l’urgenza è avvertita meno: «In un’azienda manifatturiera come Fincantieri, è un’operazione complessa che necessita di un lungo percorso di maturazione» spiega il gruppo guidato da Giuseppe Bono al S ecolo XIX. Questo però non significa che il processo dell’industria 4.0 sia così lontano: Fincantieri «non può rischiare di adagiarsi in un futuro di rassicurante consuetudine e inamovibili sovrastrutture». Così la collaborazione con Università ed enti di ricerca vira anche sulla parte culturale. La paura è che le migliaia di operai che oggi lavorano nella manifattura, possano essere rimpiazzati a breve dai robot. In fondo in Corea del Sud sta avvenendo questo: per Fincantieri è necessario «produrre e lavorare meglio», e spiegarlo ai lavoratori. Più che alla sostituzione, la cantieristica europea mira a migliorare il lavoro con la tecnologia: «È un tassello chiave per l’evoluzione dei prossimi 20 anni». L’Europa è almeno per ora un altro mondo rispetto all’Asia.

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