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Potenziamento Sestri, trattativa Eni-Fincantieri

Genova - L’obiettivo di Fincantieri è quello di non perdere altro tempo. La via d’uscita potrebbe essere quella di trovare un accordo “lampo” che superi la burocrazia e metta gli enti pubblici di fronte al fatto compiuto, con buona pace di tutti

Genova - L’obiettivo di Fincantieri è quello di non perdere altro tempo. La via d’uscita potrebbe essere quella di trovare un accordo “lampo” che superi la burocrazia e metta gli enti pubblici di fronte al fatto compiuto, con buona pace di tutti.

Dopo anni di attese e ritardi, il progetto del ribaltamento a mare - che prevede un ingrandimento del cantiere di Sestri Ponente - non ha ancora ricevuto il via libera da parte dell’Autorità di sistema portuale. Il motivo? I dubbi, come anticipato dal Secolo XIX-the MediTelegraph, riguardano principalmente la sicurezza relativa all’estrema vicinanza tra il cantiere e il terminal Porto petroli, tanto che Palazzo San Giorgio ha avviato una serie di approfondimenti tecnici per valutare la fattibilità del nuovo progetto presentato da Fincantieri rispetto a quello del 2009 e capire se un’attività navalmeccanica notevolmente potenziata rispetto a quella attuale può essere portata avanti a pochi passi di distanza da depositi che contengono prodotti petroliferi senza rischi sia per il personale che opera in banchina che per gli abitanti dei quartieri di Sestri e Multedo.

Il primo progetto del ribaltamento a mare è stato presentata da Fincantieri nel 2009. Già allora era stata ipotizzato uno spostamento del terminal Porto petroli da Multedo ma l’operazione non si è mai concretizzata. All’inizio di quest’anno Fincantieri ha rivisto il piano del 2009 presentando in Autorità di sistema portuale un progetto che prevedere un ulteriore ingrandimento verso mare dello stabilimento. Qualche mese dopo Palazzo San Giorgio ha rinnovato la concessione al terminal petrolifero fino al 2030 blindando, di fatto, quegli spazi per più di dieci anni.


NEGOZIATO IN CORSO

Fincantieri avrebbe avviato una trattativa con Eni per valutare l’eventuale disponibilità del colosso petrolifero a rinunciare a circa 40mila metri quadrati - su un totale di 124 mila - di concessione. Il maggior azionista di Porto petroli è infatti la società del Cane a sei zampe che ha ottimi rapporti con Fincantieri e potrebbe acconsentire a una riduzione degli spazi a disposizione del terminal, visto anche il possibile trasferimento dei depositi petrolchimici di Carmagnani e Superba e un conseguente calo dei traffici in banchina. Se l’intesa tra i due gruppi dovesse andare in porto, il colosso italiano della navalmeccanica potrebbe contare su un’ampia “zona cuscinetto” tra lo stabilimento di Sestri e il terminal di Multedo: l’area, piuttosto ampia, verrebbe affidata a Fincantieri ma sarebbe utilizzata per attività considerate non a rischio. Questo garantirebbe adeguati standard dal punto di vista della sicurezza: quelli che adesso potrebbero non esserci vista soprattutto l’intenzione di realizzare un super-bacino di carenaggio.

ULTIMA CHIAMATA

L’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha ribadito - in occasione della cerimonia del taglio della lamiera delle seconda unità di Virgin Voyages, in costruzione a Sestri Ponente - che il cantiere genovese non potrà costruire navi da crociera di ultima generazione senza la realizzazione del ribaltamento a mare: «Se il mercato ci chiederà navi più grandi qua non le potremo più fare per un limite fisico oggettivo, non certo per mancanza di volontà da parte nostra», ha sottolineato. Nel piano “rinnovato” presentato da Fincantieri a Palazzo San Giorgio nei mesi scorsi sono previsti più spazi a disposizione dello stabilimento – oltre 100mila metri quadrati con interventi di riempimenti a mare contro 70mila iniziali –, un super-bacino per le mega-navi e una banchina con doppio accosto per le unità da crociera. Proprio il super-bacino, considerato essenziale per lo sviluppo del cantiere, verrebbe realizzato nell’area più vicina a dove si trova il terminal petrolifero.

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