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«Il mercato in ripresa ha riacceso la spinta della nautica italiana» / COLLOQUIO

Genova - Massimo Perotti, il presidente e maggior azionista di Sanlorenzo, terzo gruppo al mondo nei superyacht, non esagera mai. Così, quando gli si chiede come va il mercato della nautica, resta fedele all’indole torinese e risponde: «Assistiamo a un continuo lento miglioramento».

Genova - Massimo Perotti, il presidente e maggior azionista di Sanlorenzo, terzo gruppo al mondo nei superyacht, non esagera mai. Così, quando gli si chiede come va il mercato della nautica, resta fedele all’indole torinese e risponde: «Assistiamo a un continuo lento miglioramento». Al Salone di Cannes gli è andata bene. Ha portato l’SL 102, la prima barca assimetrica al mondo (un lato diverso dall’altro) e ne ha vendute tre, che si aggiungono alle quattro ordinate al lancio del progetto. Ha presentato il nuovo SX 76 della linea crossover, con interni firmati da Piero Lissoni, e ha avuto conferma dell’intuizione iniziale. «Tra l’SX 76 e l’SX 88 abbiamo venduto 22 barche». E poi, la sfida di Bluegame, il marchio con cui è entrato nel mercato dei grandi tender.

«Risponde all’esigenza del tender per superyacht e alla voglia di un open più marino e non gridato per l’uscita giornaliera», spiega. Stima di raggiungere un fatturato di 30-40 milioni di euro con questa nicchia entro il 2020/21. Insomma, buone premesse per il Salone di Genova. «Se il mercato risponde, Cannes diventa un salone piccolo e ne guadagna Genova che ha più spazi per ospitare, mostrare, far provare le barche. Inoltre, sta andando bene l’Europa e questo favorisce il Nautico, la nostra vetrina». Pausa. Perotti nasce come manager di Azimut Yachts. Vive e contribuisce alla grande scalata del mercato da parte del patron Paolo Vitelli , finché si trova alle strette con la politica di espansione continua del gruppo e decide di mettersi in proprio. Entra in punta di piedi nei Sanlorenzo di Giovanni Jannetti, che poi rileva nel 2005. Nel 2013, in piena crisi, tocca il punto più basso con 159 milioni di fatturato, ma resiste. Nel 2016 sale a 314, nel 2017 a 300.
«Quest’anno chiuderemo a 330 milioni». Il mercato è in ripresa, lenta, ma in ripresa. «Lavoriamo bene con i mercati maturi, ovvero Europa e Usa. La Turchia a sorpresa tiene, rispuntano i russi, qualche messicano e brasiliano, il Medio Oriente va meglio che nel 2017, bene il Sud Est asiatico, cancellata la Cina, per questioni di politica interna e dove iniziano a pesare le sanzioni Usa. Il nostro settore recepisce il ritorno d’interesse e si sta dimostrando vitale: propone nuovi modelli, investe. Certo, sono soprattutto i grandi gruppi a beneficiare della crescita, più presenti sul mercato globale». Perotti, che ha 57 anni, spera di continuare a lavorare a lungo. Si sta allargando come spazi produttivi. «Siamo a metà dell’opera». Ha investito 100 milioni di euro, ha acquisito e rinnovato gli scali S. Marco alla Spezia, ad agosto ha cominciato i lavori per il nuovo cantiere di Ameglia dove ha base, entro fine anno ci saranno anche le aree ex Fipa di Massa e Viareggio. «Saremo a regime a inizio 2020». Tutto questo per dire che, mercato permettendo, prepara «un nuovo salto».
Quattro modelli quest’anno, altri arriveranno («ce li ho in testa, ma per ora li tengo per me»), possibili acquisizioni di altri marchi (aveva esaminato i dossier Baglietto, Perini, Magnum, Wally) e lo studio di nuovi modi di «avere la barca».

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