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Genova, Amico pronto a investire 33 milioni per il mega-polo degli yacht

Genova - «La Darsena nautica deve diventare una marina e aprirsi alla città. Ma ora cerchiamo qualcuno che voglia scommettere sull’area insieme a noi».

Genova - «Il futuro porticciolo avrà standard qualitativi superiori ai più rinomati scali turistici europei, con tutti i servizi necessari: dalle officine ai negozi per ogni tipo di approvvigionamento. Tutto a portata di pochi metri, come nemmeno a Cannes...». Così Andrea Pieracci, allora direttore tecnico dell’Autorità portuale di Genova, il 5 gennaio 2003, presentando il progetto della nuova Darsena nautica.

La storia non è andata così: oltre 16 anni e 42 milioni di euro più tardi, la Darsena è rimasta un’area fantasma della città, popolata durante il del Salone nautico, semi-deserta le altre 51 settimane dell’anno. La settimana prossima il Tribunale amministrativo regionale si esprimerà sull’ennesimo ricorso che pende su questi 100 mila metri quadrati di porto: Ucina contro l’Autorità di sistema portuale, cui è contestato l’affidamento in concessione, deciso a luglio 2018, della parte Sud (il 60% dell’area) per 20 anni ai cantieri di riparazione yacht Amico & Co., e della parte Nord (il 40%) alla stessa Confindustria Nautica. Amico ha preso in consegna le aree lo scorso dicembre con un atto temporaneo, e ieri ha annunciato che qualunque sarà il verdetto del Tar, andrà avanti con gli investimenti cui sarebbe vincolata la futura concessione, con l’obiettivo di mettere Genova al pari degli altri poli (Barcellona, La Ciotat) della riparazione yacht nel Mediterraneo, mare dove si concentra tra il 50 e il 70% globale di questo tipo di barche. Dunque, cinque milioni sulla Darsena e 27 per lo “ship lift” che servirà a potenziare il vicino cantiere di riparazione yacht, che muove una filiera di 40 aziende per 700 lavoratori. Soldi cui si potrebbero aggiungere (ma qui pende un ricorso in Consiglio di Stato, responso a luglio) 11,5 milioni nel caso in cui ad Amico (in cordata con Fincantieri e San Giorgio) venisse assegnata la gestione dei bacini carenaggio.

«Vogliamo aprire la Darsena alla città, realizzando un Marina - dice Alberto Amico, presidente dei cantieri - ormeggi per gli yacht in riparazione da noi, ma anche per barche in transito a Genova durante l’estate, come a Marina Aeroporto o al Porto Antico, ma senza vendita di posti fissi. Intorno, i servizi dedicati alla nautica e agli equipaggi, e poi palestre, bar, ristoranti. Io sogno anche un parcheggio sotterraneo. Sempre con l’impegno di spostare le barche nei 50 giorni intorno al Salone. A Monaco e Cannes queste operazioni si fanno in 20, vedremo se col tempo riusciremo a ridurre le tempistiche. Per il primo lotto di lavori investiremo 3,2 milioni di euro: banchina, pontile fisso, elettrificazione, contiamo entro ottobre. Poi presenteremo un progetto per l’infrastrutturazione a terra: abbiamo avviato una collaborazione con lo Yacht Club e cerchiamo altri che vorranno investire con noi nel nostro progetto di Megayacht Hub».

Niccolò Reggio, numero uno dello Yci conferma l’alleanza: il progetto del Waterfront non prevede più lo spostamento della sede, tra club e Riparazioni sono caduti antichi conflitti: anzi la Darsena, ricorda Reggio, ospiterà gli equipaggi della Coppa del Mondo di Vela.

Contestano invece il progetto il comitato Porto aperto (residenti di Carignano, che temono che alla fine in Darsena arriveranno solo altri capannoni) e il MoVimento 5 Stelle che la scorsa settimana ha sollevato obiezioni sulla procedura di affidamento ad Amico, ma su cui ieri l’Adsp ha garantito di aver seguito le procedure previste dal codice della Navigazione. Amico tentò già nel 2006 di presentare un progetto per valorizzare la Darsena, poi respinto. L’attuale piano risale a novembre 2016.

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