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Cantieri coreani, i soldi dello Stato non bastano più / IL CASO

Genova - La cantieristica asiatica è in difficoltà nonostante gli aiuti pubblici. I cantieri cinesi hanno registrato un calo degli ordini del 47 per cento nei primi quattro mesi del 2019, rispetto allo stesso periodo del 2018.

Genova - La cantieristica asiatica è in difficoltà nonostante gli aiuti pubblici. I cantieri cinesi hanno registrato un calo degli ordini del 47 per cento nei primi quattro mesi del 2019, rispetto allo stesso periodo del 2018.
La Corea del Sud, che negli ultimi decenni ha conteso alla Cina la palma di principale nazione costruttrice di navi per il mercato mondiale, ha dovuto affrontare lo scorso anno un drastico ridimensionamento della propria industria, tanto che i cantieri europei, grazie alle commesse soprattutto per le navi da crociera, hanno recuperato quota nel ranking mondiale.

Nei primi mesi del 2019 i tre maggiori cantieri sudcoreani hanno dichiarato una ripresa degli ordini, ma l’industria nazionale rimane debole soprattutto per quanto riguarda le aziende più piccole. La cantieristica coreana è stata e continua a essere finanziata pesantemente da aiuti pubblici. L’Unione europea in passato ha protestato contro questa politica, ma finora senza apparente risultato. Adesso però il sistema di finanziamento pubblico sudcoreano mostra qualche crepa e chiede aiuto ai privati attraverso l’agenzia governativa di regolazione del mercato finanziario, Fss (Financial supervisory service). «La normativa sulla finanza navale - ha detto Yoon Suk-heun, governatore di Fss, durante una conferenza a Busan - sta rapidamente generando nuova domanda di finanziamento ai cantieri, ma i prestiti concessi nell’ambito di politiche governative non bastano da soli a soddisfare la domanda crescente». Perciò l’Fss intende incoraggiare le banche private a aumentare il finanziamento di navi, come parte della politica governativa sudcoreana di sostegno finanziario all’industria navale locale. Yoon ha chiesto al settore privato di guidare la ricerca di un sistema sostenibile per finanziare la costruzione di navi.

Un impegno che potrebbe far storcere il naso a quanti, soprattutto in Europa, pensano che il mercato sia già abbastanza incoraggiato a aggiungere nuova offerta di stiva a un ritmo maggiore rispetto all’aumento della domanda. Il governatore ha affermato che Fss aiuterà l’afflusso di risorse ai cantieri non soltanto per quanto riguarda quelle provenienti dal credito marino, ma anche dal mercato dei capitali. Nel 2015 la Corea del Sud ha fornito finanziamenti al settore navale per 3,4 miliardi di dollari, ma di questi il 91 per cento proveniva da banche pubbliche. Nel novembre del 2018, il governo di Seul ha varato un pacchetto di misure a favore dei piccoli e medi costruttori navali nazionali, quelli più colpiti dalla mancanza di nuovi ordini. Le misure prevedono la costruzione di 140 navi alimentate a gas naturale liquefatto entro il 2025. L’industria navale è stata a lungo un volano della crescita economica della Corea del Sud, ma sconta sempre più il rallentamento economico internazionale e l’aumento dei costi.

L’altra grande potenza dell’industri navale, la Cina, sta scontando un crollo degli ordini. nei primi quattro mesi del 2019, il volume degli ordini raccolti dai cantieri cinesi è sceso del 47,3 per cento a 9,49 milioni dwt. E’ quanto calcolato dall’Associazione dell’industria nazionale di costruzione navale della Cina (Cansi). «Fra gennaio e aprile - ha spiegato una nota di Cansi - il mercato globale del trasporto merci è stato generalmente debole, una situazione che ha provocato il declino continuo dei nuovi ordini nel mondo».

Cansi ha però anche notato un rallentamento del declino degli ordini ad aprile rispetto al periodo gennaio-marzo. Il miglioramento della situazione è attribuito a una crescita dei noli delle rinfuse solide registrato in una ripresa del Baltic dry index dopo il calo del 2018.

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