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«Impossibile finanziare il Salone Nautico» / INTERVISTA

Genova - Sfuma l’accordo tra associazioni. Il sottosegretario Scalfarotto: «Ucina ha rifiutato l’intesa. Il governo non può sostenere un settore diviso».

Genova - «Sono stupito. Ucina ha bocciato l’accordo: non credo sia stata una buona mossa per l’intero settore, ma specialmente per Genova. I finanziamenti al Salone Nautico erano garantiti». Ivan Scalfarotto, sottosegretario allo Sviluppo economico, spiega al Secolo XIX/The MediTelegraph il perché non è stata firmata un’intesa tra Ucina e Nautica Italiana, le due associazioni del comparto yacht che da mesi dividono l’intero italiano settore del diporto. Scalfarotto è stato incaricato dal ministro Carlo Calenda di tentare una mediazione tra le due parti. Ma il piano di pace proposto dal governo non è stato accettato «dalla presidente Carla Demaria», sottolinea il sottosegretario. Le due associazioni non hanno commentato il fallimento della trattativa.

Nelle ultime ore pareva potesse esserci un’intesa, poi cosa è successo?

«Dopo avere incontrato mercoledì le due associazioni a Milano, ho dato loro 24 ore di tempo per dare una risposta ufficiale al governo. Un sì oppure un no al “piano di pace” che abbiamo proposto. Ero convinto che si potesse raggiungere un accordo, così non è stato».

Per quale motivo?

«Nautica Italiana, che già a parole si era detta disposta a firmare l’intesa, mi ha confermato la sua volontà. Da Ucina ho avuto risposta negativa».

Quali erano le linee guida del piano proposto dal governo?

«Prima di tutto, dopo mesi di accuse reciproche, le due associazioni avrebbero dovuto iniziare a collaborare tra loro sotterrando l’ascia di guerra. Il tutto a favore del Salone Nautico di Genova, organizzato da Ucina, e del nuovo evento che Nautica Italiana farà a Viareggio. Manifestazioni, ci tengo a sottolineare, che secondo le nostre linee guida non sarebbero dovute essere in concorrenza tra loro, ma che le due realtà avrebbe dovuto reciprocamente riconoscere».

In che modo avreste garantito la non concorrenzialità dei due eventi?

«Alla tradizionale manifestazione del capoluogo ligure sarebbe stata garantita la stessa importanza e centralità che ha da sempre, mentre la nuova kermesse non sarebbe stata organizzata nello stesso periodo dell’anno e avrebbe avuto un target differente: solo barche in acqua e solo yacht esposti di grandi dimensioni. Insomma, due saloni rigorosamente non in competizione tra loro ma partecipati da entrambe le associazioni. Un modo per arricchire l’offerta italiana e per cominciare un riavvicinamento delle associazioni nell’interesse del settore».

Il Mise avrebbe finanziato i due saloni in caso di accordo?

«Il governo avrebbe messo a disposizione di Genova gli stessi fondi concessi lo scorso anno (circa un milione e mezzo di euro, ndr), forse qualcosa di più. All’evento di Viareggio invece avremmo garantito un sostegno, ma solo dopo un’attenta valutazione, dal momento che si tratta di una kermesse che per la prima volta verrà fatta quest’anno. In sintesi: nessuno avrebbe messo in discussione il Salone, al contrario una stima avremmo dovuto farla sull’evento di Viareggio».

Per quale motivo la presidente di Ucina, Carla Demaria, ha bocciato l’accordo?

«Ritiene che il governo, nonostante l’impegno, non sia in grado di mantenere un controllo sulla kermesse che si terrà in Toscana. Non la massima dimostrazione di fiducia nelle istituzioni, diciamo...».

Cosa succederà adesso?

«Il governo non può utilizzare fondi pubblici per finanziare due eventi che naturalmente per garantirsi la sostenibilità economica, in assenza di un accordo che preveda diversamente, dovranno necessariamente concorrere tra loro. Non capisco davvero come si possa rifiutare un finanziamento sicuro pur di non riconoscere l’esistenza di un’altra manifestazione che comunque, dato che la Costituzione garantisce la libertà di impresa, nessuno potrà mai certamente vietare».

Genova subisce un grave danno, chi ne risponde?

«Mi dispiace molto per la città e per il Salone. Tanto che, durante l’intera trattativa, sono sempre stato in contatto con tutte le amministrazioni locali, nessuna esclusa, che facevano il tifo perché si raggiungesse la pace. Ma il governo non può appoggiare un settore diviso, pur credendo fortemente nell’intero comparto nautico che consideriamo un’eccellenza del made in Italy nel mondo ed essendo dunque prontissimi a investire su di esso».

Ci saranno altri tentativi di mediazione?

«Siamo sempre disponibili al dialogo. Ma questa vicenda per il momento termina qui: non si può aiutare chi non vuole essere aiutato».

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