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Darsena nautica, la tregua è finita: Ucina ricorre al Tar / IL CASO

Genova - Quando ha visto il progetto di Amico sui maxi yacht, Ucina ha probabilmente capito che i flebili margini di trattativa erano stati ormai annullati.

Genova - Quando ha visto il progetto di Amico sui maxi yacht, Ucina ha probabilmente capito che i flebili margini di trattativa erano stati ormai annullati. Il patto di coabitazione sulla darsena della Fiera di Genova è così saltato, dopo settimane di trattativa. L’Autorità di sistema portuale era convinta di poter far coesistere la Confindustria nautica e il cantiere genovese, e con una decisione presa in un comitato portuale a luglio, il board guidato da Paolo Signorini aveva affidato l’area ai due: 60% ad Amico, che avrebbe trasformato la darsena in un polo per l’accoglienza dei grandi yacht. Il resto a Ucina che su quello specchio d’acqua conta molto: è il cuore del Salone Nautico. Le perplessità per l’associazione guidata da Carla Demaria erano però troppe sin dall’inizio e ora sono scritte nero su bianco in una trentina di pagine che costituiscono il ricorso presentato al Tar contro la decisione dell’Authority.

La notifica è arrivata in questi giorni a Palazzo San Giorgio e ai cantieri Amico. La grande perplessità di Ucina è sulla disponibilità delle aree nel periodo del Salone: per allestire l’evento serve la totalità degli spazi e per un tempo sufficientemente lungo. «Noi quella disponibilità l’avevamo fornita» spiega Bruno Gugliemini, l’amministratore delegato dei cantieri Amico &Co. «Siamo delusi e sorpresi della decisione di Ucina di ricorrere al Tar». Il cantiere genovese è convinto: «Le due aree potevano benissimo convivere: abbiamo poi proposto un grande progetto con ingenti investimenti, per fare di Genova un polo per l’accoglienza dei grandi yacht. Abbiamo perso un’occasione - continua il manager - perchè potevamo finalmente colmare il gap con i competitor francesi e spagnoli». Ucina considera la mossa come «un mero atto tecnico», ma già a luglio erano partiti i primi siluri sulla decisione dell’Authority. Nel ricorso non c’è solo la questione del Salone. Ucina sarebbe anche irritata dal trattamento ricevuto: i continui rinnovi semestrali delle concessioni su quell’area e la ferrea volontà di investire sul Salone - è il ragionamento - valgono più di quel 40% concesso dall’Authority. Ora è tutto più incerto e alla fine del mese scadrà la concessione a Ucina. Il nuovo schema sarebbe dovuto partire a novembre. Deciderà il Tar.

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