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Montani: «È stata dura, ma oggi Carige è salva» / INTERVISTA

Genova - «È stato come guidare un’auto guardando continuamente nello specchietto retrovisore. Guidavi in una direzione, ma dovevi guardare dietro, oltre che davanti per evitare di schiantarti»

Genova - «È stato come guidare un’auto guardando continuamente nello specchietto retrovisore. Guidavi in una direzione, ma dovevi guardare dietro, oltre che davanti per evitare di schiantarti». Piero Montani è amministratore delegato di Banca Carige da un anno e mezzo. Pur essendo nato a Genova, ha la parlata lombarda e il piglio di chi si diverte un mondo a fare lavori complicati. Quello con Carige lo è stato, «ma ora la banca è salva», dice. Quando parla Montani fa ampi gesti con le mani: «Le banche saltano per due ragioni - spiega mentre fa due con le dita - liquidità e patrimonio. Oggi Carige ha sia liquidità sia patrimonio. È salva, punto. Se poi mi si dice che la banca non corre, beh... Servono altri due anni. Lavori così non si fanno in due mesi».

Questo secondo aumento di capitale sarà davvero sufficiente ad archiviare una stagione da dimenticare? «Certo che sì - interviene il presidente Cesare Castelbarco Albani - Soddisfatta la richiesta della Bce, contiamo di poter finalmente pensare allo sviluppo». Montani e Castelbarco chiacchierano a margine di un convegno al Ducale di Genova. Entrambi sono di buon umore: lunedì decolla la seconda ricapitalizzazione, 850 milioni a questo giro, lo scorso giugno l’aumento era stato di 800. «Forse qualcuno credeva che Carige non sarebbe stata in grado di avere garantiti due aumenti di questa dimensione. - scherzano i due manager - E invece eccoci qui». Rispetto al novembre 2013, quando è stato chiamato a risanare Carige, Montani ha perso qualche chilo: «Non abbastanza», ama rispondere se glielo si fa notare. «Questa è una banca che nel giro di due anni ha operato un rafforzamento patrimoniale di oltre 2,7 miliardi tra aumenti di capitale, cessioni e altri interventi». Il presidente Castelbarco guarda con moderato ottimismo anche al futuro del Paese: «Registriamo alcuni segnali positivi da parte delle imprese - dice - che tornano a chiedere soldi per gli investimenti. Mentre sui mutui c’è una forte crescita». Dopo gli scandali, le inchieste giudiziarie e gli esami di Bce e Bankitalia, Carige vuole tornare a fare il suo mestiere: finanziare imprese e famiglie.

«Abbiamo vissuto con la vigilanza in casa che diceva si fa così perché le regole dicono così - dice Montani - Occorre tornare a essere redditizi, ma ci vorrà tempo». Il manager prevede il ritorno all’utile nel 2017, ma ha l’aria di chi ancora non ha smaltito l’adrenalina di questi ultimi 18 mesi: «Carige era un edificio a un passo dal crollo: sofferenze, investimenti in titoli che avevano prodotti solo minusvalenze... In questi diciotto mesi abbiamo riedificato il palazzo, ma come fai a spiegarlo a chi nemmeno si è reso conto che stava per crollare?». Con lo sguardo Castelbarco sembra dire acqua passata: «Con questa seconda ricapitalizzazione chiudiamo un capitolo e andiamo avanti». A Bce Carige ha presentato un piano che, oltre all’aumento, prevede la vendita di asset. Su Creditis è ancora in corso il negoziato in esclusiva con Apollo. Ma su Cesare Ponti il management potrebbe fare dietrofront. «Non abbiamo più bisogno di venderla. - dice Montani - Il private è un asset che oggi non rende molto, ma va valutato in prospettiva. Deciderà il cda». Domani parte l’aumento e gli occhi sono puntati sulla Borsa: le nuove azioni, offerte a sconto del 35,2% sul prezzo teorico, sono emesse a 1,17 euro. Le azioni che venerdì alla chiusura avevano segnato un prezzo di 5,605 euro, lunedì domani debutteranno nelle contrattazioni a Piazza Affari al prezzo rettificato di 1,724 euro, mentre i diritti debutteranno a 3,88 euro. L’effetto diluitivo dell’aumento può raggiungere l’87,5 per cento.

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