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Dogane più “snelle”: l’export italiano decolla / IL CASO

Genova - L’indagine di Armella & Associati presentata alla Bocconi: 20 trilioni di euro il valore degli scambi. Meno dazi e procedure semplificate. Triplicati i ricavi delle imprese che guardano all’estero.

Genova - I numeri spesso affossano le parole. E la dimostrazione arriva dal fatto che l’Italia è oggi l’ottavo Paese al mondo per esportazioni verso l’estero: i prodotti nazionali valgono per l’intero comparto economico circa 400 miliardi di euro l’anno. Un trend in continua crescita, merito soprattutto dello snellimento nelle procedure doganali alle quali sono soggette tutte le imprese nostrane. Il dato è emerso da un’indagine condotta dallo studio legale tributario Armella & Associati e presentato in Bocconi, a Milano. Dal 1996 al 2014, l’interscambio commerciale del nostro Paese, per quanto riguarda l’export, è passato da 300 mila milioni di euro a 398 mila milioni.

«Nel contesto competitivo internazionale - spiega l’avvocato Sara Armella - le imprese italiane che esportano hanno resistito in questi anni meglio alla crisi e oggi crescono più delle altre». Oggi i principali mercati destinatari delle merci in uscita dall’Italia, secondo i dati parziali del 2015, sono la Germania (12,9%), la Francia (10,6%), gli Stati Uniti (9%), il Regno Unito (5,3%), la Svizzera (4,9%) e la Spagna (4,7%). Al decimo posto la Cina, al pari della Turchia, con una quota, a testa, del 2,4%. Nello caso del traffico marittimo, la rotta di riferimento per le merci nostrane in uscita dai confini nazionali è quella Europa-Nord America, mentre le aree dell’Europa sono servite via camion e treno.

L’indagine, condotta dallo studio che ha le proprie sedi a Genova e Milano ed è specializzato in tematiche doganali, dimostra che le imprese che vendono all’estero riescono in molti casi a triplicare i propri ricavi rispetto a quelle che invece non si affacciano sui mercati internazionali. «Dai dati che abbiamo a disposizione - sottolinea Lorenzo Ugolini, avvocato Armella & Associati - emergono principalmente due elementi: per prima cosa la competitività delle imprese e la loro crescita non sono più determinate dall’attrattività dei prodotti, ma dalla corretta pianificazione dei tempi, dei costi e delle procedure doganali adottate. In secondo luogo è sempre più evidente la forte incidenza del diritto e delle misure doganali sul commercio internazionale. I dazi, infatti, non costituiscono più, nei tempi moderni, un onere dovuto in corrispondenza al semplice superamento di un confine geografico, ma assumono rilievo soprattutto quali strumento di politica commerciale internazionale».

Dall’analisi emerge che tra i principali fattori che hanno contribuito ad incrementare le esportazioni delle imprese italiane, c’è una semplificazione delle procedure richieste alle aziende da parte dell’Agenzia delle Dogane. In particolare dazi più bassi, più zone di libero scambio e maggiore informatizzazione. A questo si aggiunge una crescente cooperazione tra le varie dogane nazionali e una facilitazione nelle procedure di sdoganamento delle merci negli scali italiani. «Questo è dimostrato dal fatto che, negli ultimi vent’anni - puntualizza Armella - gli scambi commerciali internazionali sono quasi quadruplicati, raggiungendo, nel 2013, un valore medio di circa 20 trilioni di euro».

Tra le regioni italiane, secondo i numeri dei primi mesi 2015, la Lombardia occupa il primo posto per valore nazionale sul mercato delle esportazioni, mentre la Liguria si colloca al decimo. Sul secondo e terzo gradino del podio ci sono invece Veneto ed Emilia Romagna. «Restano margini di miglioramento - chiude Ugolini - anche se molto dipenderà dalla capacità dei singoli Stati di stringere accordi per intensificare la circolazione delle merci».

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