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«Così la Ram servirà a rilanciare la logistica» / INTERVISTA

Napoli - Anche se accumula titoli e presidenze, se nella sua vita ha ricoperto ruoli prestigiosi, rimane per tutti “il professore”, un titolo cui Ennio Cascetta è particolarmente legato. Si definisce un perfezionista, dal carattere non certo facile

Napoli - Anche se accumula titoli e presidenze, se nella sua vita ha ricoperto ruoli prestigiosi, rimane per tutti “il professore”, un titolo cui Ennio Cascetta è particolarmente legato. Si definisce un perfezionista, dal carattere non certo facile.

Molti lo descrivono come un grande esperto, rigoroso, sicuro di sé, super-preparato, con una grande autostima ma forse un po’ ostico e distaccato.

Chi lo conosce bene invece afferma che è uno dotato di una marcia in più, di cui è giustamente consapevole, e anche spiritoso quando sta con gli amici e si trova a proprio agio.

Tenace e determinato, si galvanizza nel vedere realizzati i progetti in cui si è impegnato.

Instancabile camminatore, tifoso del Napoli da sempre, amante del cinema, grande lettore, nella sua vita professionale ha una costante: i trasporti coniugati in tutte le declinazioni.

Li studia, li analizza, li progetta, li inquadra e li segue incessantemente.

Lei attualmente è amministratore unico di Rete Autostrade Mediterranee (Ram) nonché presidente della Metropolitana di Napoli e docente di pianificazione dei Trasporti. In quale carica si sente più a suo agio?

«Sono un professore universitario, anche se in aspettativa, che si è misurato con la realizzazione concreta, pratica, di idee e progetti. Forse la cultura da ingegnere e il carattere mi hanno aiutato. Mi piace il mondo dei trasporti in tutti i suoi aspetti, mi piace approfondire e studiare. Mi piace altrettanto riuscire a vedere realizzati dei progetti, contribuire a cambiare in meglio le cose. In questo senso mi sento a mio agio in tutti e tre i ruoli».

Nella sua esperienza alla guida dell’assessorato dei Trasporti nella Regione Campania sotto la giunta Bassolino, sono stati apprezzati i suoi interventi per la realizzazione della metropolitana di Napoli, per l’avvio del Metrò del Mare e del sistema aeroportuale campano. Poi è diventato consigliere del ministro dei Trasporti, Graziano Delrio quale suo consigliere.

«Anche in questo caso devo rispondere, non diplomaticamente, che entrambe sono state esperienze molto gratificanti e molto impegnative, in modo diverso. Come assessore regionale ho avuto la responsabilità diretta di proporre e creare le condizioni economiche e politiche per realizzare progetti concreti, come quelli che lei cita, ma anche molti altri che mi stanno particolarmente a cuore, come il progetto dell’Alta velocità di rete - oggi si chiama così - Napoli-Bari o l’integrazione tariffaria Unico Campania. Come coordinatore della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture e Trasporti (Mit), ho avuto l’opportunità di proporre una nuova visione della pianificazione dei trasporti alla scala nazionale, di contribuire a scrivere le nuove regole per la portualità italiana, la progettazione e la valutazione delle infrastrutture, per il rilancio della logistica. In entrambe le esperienze ho avuto l’opportunità di lavorare con personalità di altissimo livello che mi hanno arricchito sul piano umano e professionale».

Ogni estate da molti anni lei si reca a Boston per tenere delle lezioni al Mit, che in questo caso però è il Massachusetts Institute of Technology.

«Da oltre 20 anni tengo un corso di approfondimento con i colleghi del Massachusetts Institute of thecnology - evidentemente la sigla Mit è una ricorrente nella mia vita. Non è stato facile mantenere un corso molto specialistico in una delle università più prestigiose del mondo, ma ho voluto farlo perché mi ha costretto ad aggiornarmi e mi ha consentito di rimanere in contatto con le ricerche più avanzate in un settore come quello dei trasporti, che cambia a velocità impressionante».

A luglio 2017 è stato nominato Amministratore unico di Ram: quali sono i suoi piani per il futuro di questa società?

«La mia nomina ad amministratore unico di Ram è avvenuta in un momento particolare per il sistema portuale e logistico italiano, a poca distanza dalla prima riunione della Conferenza nazionale di coordinamento delle nuove Autorità di sistema portuale, nel pieno della riforma dei porti e dell’intero sistema logistico nazionale avviata da Delrio anche attraverso le cosiddette “cura dell’acqua” e “cura del ferro”. Conseguentemente anche la Ram, società pubblica che opera in house al ministero, dovrà adattare il proprio ruolo e le sue funzioni a nuovi e più sfidanti obiettivi. Ram alla luce delle politiche ministeriali di rilancio del comparto della logistica, sarà chiamata anche e soprattutto a supportare il processo di pianificazione previsto nell’ambito del nuovo Codice degli appalti, a collaborare con la nuova governance portuale nell’ambito della Conferenza nazionale di coordinamento, ad assumere iniziative di raccolta e analisi di dati e statistiche per consentire un adeguato monitoraggio delle politiche avviate e una più accurata analisi degli interventi da realizzare. Un ruolo che spingerà dunque questa agile società verso il cuore della riforma: detto secondo le parole di Luigi Einaudi, ciò vorrà dire sempre più “conoscere per deliberare”».

La Ram è stata istituita nel 2004 per favorire lo sviluppo delle Autostrade del Mare. Oggi, nel rinnovato contesto logistico, come ne vede il futuro?

«Parto dal presente: l’Italia nel 2016 è stato il primo Paese europeo per il traffico merci delle Autostrade del mare (il cosiddetto traffico “ro-ro”, ovvero i camion che salgono a bordo delle navi invece di percorrere tratte stradali alternative), con una crescita del 3,5% rispetto all’anno precedente che ha coinvolto tutta la Penisola. Con questa premessa, il futuro che vedo per le Adm è ancora più positivo perché il programma per l’implementazione di queste vie è uno degli obiettivi chiave del Piano strategico nazionale della portualità e della logistica, ormai nel pieno della sua attuazione, nell’ambito della “cura dell’acqua” promossa dal ministro. Cosa otterremo da questo lavoro? Sempre più merci su nave, invece che su gomma, con un risparmio di costi per la collettività, meno emissioni nocive - anche perché il trasporto marittimo lavora per essere sempre più con politiche verdi - meno traffico sulle strade e un sistema portuale e logistico sempre più interconnesso e efficiente, che opera con intelligenza nell’attuare l’interscambio modale»,

A livello europeo quali sviluppi sono possibili per le Autostrade del Mare?

«La politica dei trasporti italiana è stata elaborata in linea e in sintonia con gli orientamenti comunitari, così che si sta verificando un’eccezionale coincidenza di vedute nel definire l’implementazione delle Adm, viste come una priorità del sistema logistico complessivo. A livello comunitario le opportunità di sviluppo per queste vie sono numerose. Penso, in particolare, al programma Conneting Europe Facility (Cef), che sostiene progetti che siano di interesse comune per le Adm. Questo requisito è un punto su cui mi voglio soffermare: anche l’Europa invita il settore portuale e logistico a ragionare in ottica di sistema, a una progettazione che sia più intelligente perché più integrata».

Che cosa l’ha maggiormente deluso nelle sue esperienze politiche, se vogliamo chiamarle così? «Devo dire che mi ha molto deluso vedere distruggere o rallentare progetti ai quali avevo dedicato tante energie e che ritengo importanti e utili, solo perché era cambiato il colore politico delle amministrazioni. È successo con il Piano generale dei trasporti e della logistica approvato nel 2001 e subito affossato dalla Legge obiettivo e da una concezione a mio avviso sbagliata della programmazione infrastrutturale. Ma è successo ancora di più in Regione Campania dove la giunta di Stefano Caldoro ha interrotto molti progetti importanti come la metropolitana regionale o il metrò del mare, creando disagi ai cittadini, oneri e contenziosi per la amministrazione e ritardando di anni progetti come l’Alta velocità Napoli-Bari o la chiusura dell’anello della metropolitana di Napoli».

Le pesa stare poco a casa e muoversi spesso per lavoro?

«Onestamente mi pesa, ancora di più da quando i figli hanno lasciato Napoli. Cerco di tornare a casa tutte le sere, e da questo punto di vista l’Alta velocità ferroviaria mi ha dato una bella mano».

Qual è il suo sport preferito?

«Lo sport mi è sempre piaciuto molto. Calcio, sci, tennis, nuoto, bici. Da 10 anni mi sono appassionato al podismo, e come spesso accade con le passioni senili, ho forse esagerato. Corro regolarmente, e partecipo a diverse competizioni, fra cui la più emozionante di tutte: la maratona di New York».

Ama il cinema, quale musica preferisce, che libri legge, sempre che ne abbia il tempo...

«Amo molto il cinema. Mia moglie e io siamo due cinefili appassionati. Cerchiamo di andare al cinema una volta alla settimana e vediamo molti film in televisione. Leggo molto, di tutto. In particolare saggi di economia, metastoria, neuroscienze e tanti romanzi».

Lei ha due figli: che cosa spera per il loro futuro, hanno scelto il lavoro che lei avrebbe desiderato o hanno fatto di testa loro?

«Sono stato molto fortunato perché ho due figli magnifici. Vittorio è ingegnere gestionale e sta facendo una bella esperienza nella logistica. Priscilla è medico e si sta specializzando in una disciplina veramente impegnativa come oncologia. Come ogni padre auguro loro una vita bella e completa. Purtroppo in questo momento entrambi lavorano lontano da Napoli anche se io e mia moglie speriamo che le vicende della vita possano portarli più vicini».

Ennio Cascetta come descriverebbe il professor Cascetta?

«Una persona appassionata del proprio lavoro, un po’ perfezionista e con un carattere non semplice».

Cosa non sopporta nelle persone?

«La mancanza di passione, il cinismo, quell’atteggiamento negativo che esalta i problemi e le difficoltà piuttosto che le possibilità di cambiare, di fare qualcosa per migliorare il mondo intorno a noi».

Se potesse tornare indietro cosa non rifarebbe nella sua vita.

«Ho fatto diversi errori, che come tutti cercherei di non ripetere. Ma ciò a cui starei più attento è provare ad avere un maggiore equilibrio fra vita privata e lavoro. Rimpiango molto quello che mi sono perso durante gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza dei miei figli, che hanno coinciso con l’esperienza di assessore regionale. Per fortuna mia moglie Manuela è stata una madre fantastica e mi ha “coperto” , ma io ho perso tanto».

Amici, famiglia, che posto occupano nella sua vita?

«La famiglia per me è fondamentale. Un punto di riferimento di tutta la vita. Come ho detto penso di aver ricevuto più di quello che ho dato».

Lei è un solitario o ama la compagnia?

«Amo molto la compagnia ma non la confusione. Mi piace stare con poche persone per volta per poter parlare, scambiarsi opinioni, conoscersi meglio. Insomma preferisco una cena o un viaggio con pochi amici a una festa con centinaia di persone».

Cosa apprezza degli italiani e cosa assolutamente no.

«Le generalizzazioni sono sbagliate e si rischia di cadere nei luoghi comuni, ma negli anni ho riscontrato alcuni caratteri più diffusi nei nostri concittadini rispetto a quelli degli altri Paesi che conosco meglio. Fra la doti citerei certamente l’intelligenza, il gusto del bello, la cultura e la creatività. Fra i difetti l’incapacità di fare squadra, di rinunciare agli interessi particolari per uno più grande e in generale un certo egoismo».

Il suo rapporto con Napoli.

«È un rapporto complesso. È una città che adoro, dove sono nato e nella quale ho scelto di abitare e lavorare tutta la vita. Ha una ricchezza imbarazzante. Di tutto: clima, bellezze naturali, cultura, storia, cucina. Ma al tempo stesso è una città nella quale non si vive bene, dalla quotidiana assenza di regole e di servizi all’incapacità di realizzare grandi progetti, di creare occasioni di crescita sia economica che sociale. Una città troppo legata al suo passato e poco interessata al suo futuro».

È certamente orgoglioso della Metropolitana: qual è la sua stazione preferita?

«Ce ne sono tante molto belle e ammirate in tutto il modo. Salvatore Rosa, Materdei, Museo, piazza Dante, Università, Garibaldi sono dei gioielli di architettura e tante sale di un “museo obbligatorio” di arte contemporanea. La stazione che oggi mi emoziona di più è quella di Toledo, anche se penso che le stazioni che stiamo costruendo a Municipio, a piazza Nicola Amore, al Centro direzionale e a Capodichino saranno magnifiche».

Per quale squadra tifa?

«Ovviamente per il Napoli, da sempre e con passione. Ho tifato Napoli quando giocava Maradona e quando era in serie B e in serie C. Ovviamente in questi ultimi anni mi sto divertendo molto e spero continui così a lungo».

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