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«L’Art? Pensi a tutelare i monopoli» / INTERVISTA

Genova - «Per le regioni passano i fondi Ue su trasporti e infrastrutture, circa 10 miliardi. Ma anche Zes e Zls, gestione delle crisi industriali, politiche su lavoro e formazione professionale, piani trasporti e logistica. Una grande organizzazione non può operare solo da Roma». Così Guido Nicolini, nuovo presidente Confetra

Genova - «Per le regioni passano i fondi Ue su trasporti e infrastrutture, circa 10 miliardi. Ma anche Zes e Zls, gestione delle crisi industriali, politiche su lavoro e formazione professionale, piani trasporti e logistica. Una grande organizzazione non può operare solo da Roma».

Da ieri Guido Nicolini, numero uno della società genovese Logtainer, è il presidente della Confetra, che aggregando 20 associazioni di categoria è il più grande sindacato d’impresa dei trasporti, settore che rappresenta il 9% del pil italiano occupando 800 mila addetti. Prende il posto di Nereo Marcucci, «che ringrazio per aver portato sin qui un’associazione con i conti in ordine e coesa sui grandi dossier».

Quali sono in sintesi i punti programmatici della sua presidenza?
«Confetra rappresenta presso il CNEL, da oltre 25 anni e su indicazione di tutti i diversi Governi che si sono succeduti, l’industry Logistica in Italia: 108 mila imprese, 800 mila addetti, 85 miliardi di valore prodotto, 7 miliardi di investimenti privati in corso di realizzazione, il 9% del PIL del Paese. Secondi solo alla Manifattura. Vorrei una Confederazione sempre più in grado di accrescere la consapevolezza generale - nell’opinione pubblica e presso il decisore istituzionale - di quanto sia strategico e quanto valga il nostro comparto per l’intero Sistema Paese».

Sul tema Block Exemption la Confetra ha intrapreso una posizione netta, suscitando la contrarietà degli armatori, quelli di AssArmatori in particolare. Continuerete con questa politica?
«La posizione di Confetra è la stessa posizione di tutte le Associazioni Europee di categoria. È la posizione di Feport ( terminalisti europei), di Clecat ( spedizionieri ), di IRU( autotrasportatori ). Gli armatori godono, su scala nazionale e globale, di importanti agevolazioni, fiscali e regolatorie: la Tonnage Tax, il Registro Internazionale, il Consortia Regulation UE, i vari sostegni statali alla cantieristica. Secondo tutte le Associazioni che rappresentano in Europa l’industria logistica, inclusa Confetra quindi, le Shipping Line non devono poter utilizzare gli innegabili vantaggi che da essi derivano per muovere concorrenza sleale agli operatori logistici inland. Segnalo che questa è anche la posizione dei Sindacati europei, dei Servizi Tecnico Nautici europei e dell’OCSE. Mi pare un principio sacrosanto, e ampiamente condiviso».

Anche su Art e Pln la vostra posizione è molto critica. Non c’è il rischio di inimicarsi un governo e una pubblica amministrazione tradizionalmente molto suscettibile alle critiche?
«Anche qui, a noi par di dire cose di assoluto buonsenso. ART nasce per la regolazione tariffaria nell’ ambito dei concessionari di infrastrutture monopoli naturali, ferrovia e rete autostradale su tutte. E quindi a tutela del sistema delle imprese logistiche che di quelle infrastrutture è fruitore, e potenzialmente vittima di abuso di posizioni dominanti o arbitri da parte dei gestori. Estendere tale regolazione a gestori di infrastrutture non in regime di monopolio, come gli oltre 300 terminal portuali o gli interporti, o addirittura ad imprese che con le infrastrutture non hanno nulla a che vedere - autotrasportatori, spedizionieri, agenti marittimi, imprese ferroviarie - è uno scivolamento illiberale e dirigista insopportabile. Paradosso nel paradosso, ART si mantiene con il 6 per 1000 del fatturato pagato dalle imprese regolate. Ciò spiega tante cose. La PLN è invece un progetto di 15 anni fa, varato per connettere tutti i nodi nazionali di aggregazione e flusso delle merci: i 54 porti nazionali, i 21 interporti, i principali scali aerei cargo, i terminal ferroviari, i grandi centri di distribuzione. Segnalo che dopo 15 anni siamo, forse, a due soli porti che hanno ceduto alla PLN la gestione dei propri PCS, peraltro preesistenti. Mi pare un bilancio magro. Oggi i temi della logistica digitale sono quelli della blockchain, dell’IoT, della Realtà Aumenta, del 5G, dell’intelligenza artificiale: questioni sconosciute al vecchio progetto di Uirnet. Proponiamo un re-start. Rimettiamoci attorno ad un tavolo tutti, e cerchiamo di capire se e come andare avanti. Con il MIT, con Capitanerie, con AGID, con Dogane, con Assoporti, con tutti i gestori dei nodi e delle reti a partire da RFI, con tutte le rappresentanze degli operatori logistici. Non ci interessa allestire un tribunale della storia, ci interessa che la digitalizzazione della logistica decolli davvero, in un’ottica di grande Progetto Paese. Anche qui, non mi pare di sostenere tesi ardite».

Con gli assetti politici attuali, c’è a Suo parere il rischio che l’Italia possa rimanere isolata in Europa sotto il fronte dei trasporti? E non c’è il rischio che rialzandosi i confini in Europa dossier come lo Sportello unico perdano rilevanza, alimentando la concorrenza doganale tra Paesi europei?
«Via della Seta cinese, Free&Open strategy giapponese e indiana, Rotta Artica sino-russa, Area di Libero scambio pan-africana, guerra dei dazi, Brexit: il mondo va riorganizzando i propri rapporti di forza, tra Stati e blocchi continentali, attorno ai temi della logistica e della capacità di costruire e gestire reti materiali e immateriali che proteggano flussi di merci e informazioni. Grande assente, l’Europa. Francia e Germania continueranno forse bilateralmente a fare affari, ma non potranno certo giocare un ruolo geopolitico globale. L’Italia rischia di divenire una mera commodity territoriale al servizio di vettori, manifatture e mercati stranieri. Serve un colpo d’ali, europeo e nazionale».

La Confetra sta aprendo le associazioni regionali: qual è il fine di questa politica e quante associazioni locali contate di aprire?
«Abbiamo le “storiche” Confetra Lombardia, Nord Est, Friuli Venezia Giulia e Lazio, alle quali negli ultimi otto mesi si sono aggiunte le Organizzazioni Confederali di Campania, Puglia, Sicilia, Toscana, Emilia Romagna e Liguria. Per le Regioni passano i Fondi Europei per i trasporti e le infrastrutture : circa 10 miliardi di euro tra Pon, Por e FSC. Ma anche le Zes e le ZLS, la gestione delle crisi industriali, le politiche attive per il lavoro e la formazione professionale, i Piani Regionali Trasporti e logistica. Una grande Organizzazione non può operare solo da Roma. Mi consenta infine di ringraziare Nereo Marcucci: eredito una Organizzazione in gran salute, che associa 20 Associazioni nazionali di categoria, 69 Territoriali e 10 Regionali, con i conti in ordine, un clima di grande coesione interna, una linea politica sui grandi dossier molto solida e strutturata, importanti relazioni in Italia ed in Europa. Spero, con il supporto di tutto il nostro gruppo dirigente, di dare continuità ed ulteriore slancio a questo lavoro».

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