SERVICES

Evergreen lascia Taranto e va a Bari

Taranto - La compagnia annuncia l’avvio, dal 20 maggio, di un nuovo servizio tra il porto di Bari e lo scalo del Pireo. A rischio la prosecuzione della cassa integrazione dei 570 addetti di Tct.

Taranto - Evergreen consuma un nuovo strappo col porto di Taranto. Dopo aver bloccato nei mesi scorsi l’arrivo al terminal cointainer delle navi oceaniche affermando che il molo polisettoriale non sarebbe stato più agibile per i lavori di ammodernamento della banchina e che la profondità dei fondali era inadeguata ad accogliere le navi di nuova generazione, la compagnia annuncia l’avvio, dal 20 maggio, di un nuovo servizio tra il porto di Bari e l’importante scalo del Pireo in Grecia. Il nuovo servizio, rende noto Evergreen che ha in concessione dal 2001 il terminal container di Taranto attraverso la società Taranto container terminal (Tct), avrà «cadenza settimanale e garantirà la connessione import-export con i servizi oceanici per l’Estremo Oriente e Intramed per i porti del Mediterraneo». Sarà la nave “Hatsu Crystal” ad inaugurare il 20 maggio dalla Puglia il nuovo servizio. Evergreen, dunque, si sposta da Taranto a Bari e questo, per ora, fa venire meno la possibilità che la società ripristini il traffico locale container anch’esso sospeso da più mesi. Proprio su quest’aspetto era in corso una trattativa tra le imprese locali e la compagnia.

C’era stata una prima proposta, fondata sull’utilizzo di una banchina alternativa, il molo San Cataldo, e poi, nei giorni scorsi, ne era stata inviata una seconda, migliorativa della prima per quanto riguarda l’aspetto economico. Inoltre, benchè sia in piedi un confronto col Governo sulla situazione del terminal container di Taranto - ci sono già stati due incontri a Palazzo Chigi il 30 ottobre e l’11 marzo scorsi -, Evergreen ha ritenuto di dover cambiar rotta. È ormai assodato il divario di posizioni esistenti tra Tct (Evergreen è uno degli azionisti insieme ad Hutchinson e gruppo Maneschi) e Autorità portuale di Taranto col Governo nel ruolo di mediatore (se ne è occupato da sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, che adesso se ne occuperà da ministro dei Trasporti). La differenza di vedute si fonda sulla possibilità di utilizzare o meno parte del molo polisettoriale anche durante l’esecuzione dei lavori, di cui i primi due (ampliamento della banchina e dragaggi dei fondali) sono stati già appaltati. Per l’Authority guidata da Sergio Prete, sarebbe possibile contemperare le due cose, evitando così un blocco prolungato del terminal. Tct, invece, chiede che sia prima garantita l’agibilità di tutta l’infrastruttura e sollecita una data unica per tutte le opere. La data unica sarebbe la primavera del 2016 e per tutte le opere si intendono, oltre a banchina e dragaggi, anche la sistemazione della «radice» del molo polisettoriale e la costruzione della doga foranea.

Su questi ultimi due interventi, Authority e Governo stavano accelerando la fase autorizzativa in modo da presentarsi al nuovo incontro con gli azionisti di Tct con prospettive migliori, alcuni passi avanti ci sono anche stati, ma adesso la decisione di Evergreen di trasferirsi a Bari con il collegamento con il Pireo, rischia di rendere tutto più incerto. L’Authority ha comunicato che «l’informazione è stata prontamente girata al ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, per le ulteriori, opportune valutazioni finalizzate alle decisioni da assumere nei prossimi giorni di concerto con il presidente dell’Autorità portuale e il comitato portuale». L’Authority rammenta infatti che al terminal di Taranto, «di cui Evergreen è socia attraverso una società del gruppo, chiuso per scelta unilaterale di Tct» ci sono «900 metri di banchina non interessati dai lavori di ammodernamento, oltre alle banchine libere della radice del molo polisettoriale e della calata 5». In sostanza, si fa notare, se Evergreen avesse voluto, c’erano gli spazi operativi ma anche le condizioni economiche per riaprire un’attività nel porto di Taranto, considerato che alla società e ai suoi agenti è stata presentata «un’offerta di movimentazione dei contenitori presso il molo San Cataldo» con «una tariffa ritenuta appetibile in base alle condizioni del vettore». La situazione rischia ,quindi, di rappresentare un problema in più nel confronto attivato dal Governo ma anche per la prosecuzione della cassa integrazione dei 570 addetti di Tct che scade a fine maggio.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››