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Cordella (Sech): «Nei terminal c’è bisogno di investimenti»

Genova - «Sono dinamiche comuni a tutti i porti del mondo: il nostro mestiere ( quello del terminalista, ndr ) un tempo era soprattutto “labour intensive”. Da qualche anno è diventato anche “capital intensive”».

Genova - «Sono dinamiche comuni a tutti i porti del mondo: il nostro mestiere ( quello del terminalista, ndr ) un tempo era soprattutto “labour intensive”. Da qualche anno è diventato anche “capital intensive”». Alberto Cordella, general manager del Sech, il terminal genovese di Calata Sanità, non commenta le voci sulla possibile cessione delle quote azionarie a un fondo inglese, ma affronta il discorso accademicamente: «Servono investimenti rilevanti e anche le soluzioni devono adeguarsi al cambio di epoca che stiamo vivendo».

Una rivoluzione nel mondo delle banchine che ha toccato anche Genova: il Sech è stato il terminal maggiormente esposto alla crisi di Hanjin, la compagnia coreana in bancarotta: «Da un giorno all’altro abbiamo perso molto traffico, è sparito un cliente da 13 navi che collegavano il Far East con gli Usa e per questo chiuderemo il 2016 con un saldo negativo di oltre 20 punti percentuali a 300 mila teu circa». Ma il terminal «ha ancora molte carte da giocare» spiega ancora Cordella. Intanto perchè «abbiamo completato il piano di investimenti: l’upgrade delle gru è costato 16 milioni e ora possiamo operare su 20 file di container». In tempo per l’arrivo delle navi da 14 mila teu, lunghe 366 metri, come le unità Yang Ming che scalano regolarmente il terminal genovese. Non solo: le maxi portacontainer adesso «grazie all’eccellenza dei nostri servizi tecnico nautici» possono essere “accompagnate” anche da due soli rimorchiatori in tutta sicurezza, invece dei tre che le supportavano nelle manovre nei primi tempi. Secondo motivo di soddisfazione, i dragaggi: «Abbiamo completato l’escavo, portando a 15 metri di profondità i fondali sino a 80 metri dalla banchina. Lo abbiamo fatto con risorse nostre, investendo circa 400 mila euro» spiega ancora Cordella. Archiviato l’anno negativo, per il 2017 Cordella vede una ripresa: «È presto per dirlo, perchè dati di gennaio non possono essere presi per “oro colato”, ma la prospettiva sembra essere buona. Molto dipenderà anche dalle alleanze tra le compagnie e da come intenderanno muoversi sul mercato. Sarà comunque un 2017 migliore rispetto al 2016». Poi Bettolo, capitolo che Cordella è convinto di poter vedere concluso «nel 2019, quando ci aspettiamo la piena operatività del nuovo terminal».

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