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Idc boicotta le merci spagnole

Genova - Contro la nuova legge di Madrid sul lavoro portuale. Ministero e sindacati ancora divisi sul decreto che verrà approvato domani.

Genova - Lo scontro sui pool di manodopera delle banchine spagnole diventa un caso internazionale. La confederazione sindacale Idc (International dockworkers council) ha detto di voler boicottare le merci spagnole nei porti di tutto il mondo se il governo di Madrid non arriverà a un accordo coi sindacati sulla nuova legge portuale. Secondo Idc, la bozza di decreto che il governo ha detto di voler approvare porrebbe a rischio circa 6.500 posti di lavoro. Nei giorni scorsi i sindacati hanno annunciato uno sciopero di tre giorni, il 20, 22 e 24 febbraio prossimi, se le loro richieste non saranno accolte nella nuova legge. Il Consiglio dei ministri spagnolo ha messo in calendario l’approvazione del decreto nel corso della sua riunione di domani, venerdì 17 febbraio. Il partito Ciudadanos ha chiesto di posticipare questa data e prendere tempo per arrivare a un testo più meditato. Il governo ha però il fucile puntato della Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha stabilito pesanti sanzioni alla Spagna per ogni giorno di ritardo nell’approvazione.

L’intervento di Idc rende la situazione ancora più complessa. Il coordinatore generale della federazione sindacale, che riunisce 92 sindacati portuali di 41 paesi, è lo spagnolo Jordi Aragunde, rappresentante sindacale del porto di Barcellona. «La battaglia dei lavoratori portuali spagnoli - ha detto Aragunde - è la battaglia dei lavoratori portuali di tutto il mondo». Nei giorni scorsi Idc aveva lanciato una campagna invitando i suoi affiliati a scrivere al ministero spagnolo della Promozione perché coinvolgesse i sindacati nella discussione sul decreto. Secondo la federazione, «decine di migliaia di lavoratori portuali dai cinque continenti hanno mandato lettere al sindacato spagnolo Coordinadora, al ministro spagnolo per la Promozione, Iñigo de la Serna, e a alcune ambasciate e consolati spagnoli». Inoltre Idc ha convocato un «incontro di emergenza» dei propri coordinatori regionali (Europa, Africa, West Coast del Nord America e Pacifico, East Coast del Nord America, America Latina) il prossimo 21 febbraio a Algeciras, per discutere della legge spagnola e dare «una risposta unita e forte alle richieste provenienti dalla Spagna».

Martedì scorso, 14 febbraio, il sottosegretario di Stato a Infrastrutture, Trasporti e Casa, Julio Gómez-Pomar, ha incontrato rappresentanti delle imprese portuali e del sindacato. Secondo il sottosegretario, con il nuovo decreto imprese e sindacati avranno ampio spazio per la negoziazione collettiva delle questioni che riguardano il lavoro nei porti, come l‘assorbimento dei lavoratori in caso di trasferimento della fornitura di un servizio da un’impresa a un’altra, l’esperienza lavorativa o i tirocini. Ma il ministero respinge alcune richieste sindacali. «Sorprende - spiega ad esempio una nota - che il documento presentato dai sindacati insista nuovamente e una volta di più sull’istituzione di un albo, un’idea che è stata già presentata alla Commissione europea e che è stata respinta in data 27 luglio 2016 con la motivazione che era contraria alla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea dell’11 dicembre 2014». Inoltre «la Commissione europea considera che la creazione di un albo, le limitazioni alla libera contrattazione e la sopravvivenza delle Sagep (società anonime di gestione dei lavoratori portuali) sono linee rosse invalicabili».

Dal canto suo, Aragunde afferma che «per i lavoratori portuali, è importante che l’accordo con il governo spagnolo rispetti la Convenzione 137 dell’Intenational labor organization (Ilo), ratificata dalla Spagna. Questa convenzione assicura l’impiego permanente e regolare dei lavoratori portuali, sostiene l’esistenza di albi per tutte le categorie di lavoratori portuali e stabilisce che i lavoratori portuali iscritti all’albo devono avere la priorità sul lavoro». Nei giorni scorsi, dopo che i sindacati hanno annunciato i prossimi scioperi, l’associazione dei terminalisti spagnoli, Anesco, ha lamentato che la produttività dei terminal spagnoli ha già cominciato a essere ridotta. Il ministero della Promozione ha detto che «condanna le situazioni di basso rendimento che, secondo quanto ci riferiscono le imprese, si stanno registrando nei porti».

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