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«Ci aspettano anni di trasformazione» / INTERVISTA

Genova - Parla il presidente degli spedizionieri genovesi. Pitto (Spediporto): «Le piccole aziende faticano. L’unica soluzione è unire le forze».

Genova - La sfida, da vincere, per gli spedizionieri è quella di sapersi adattare e trovare la giusta collocazione all’interno di un mercato in grande trasformazione. Ne è convinto Alessandro Pitto, presidente di Spediporto, l’associazione che raggruppa al suo interno gli spedizionieri che operano nel capoluogo ligure.

Presidente, vi preoccupano le grandi fusioni e alleanze che si stanno verificando nel mondo del trasporto, specialmente marittimo?

«Oggi, a livello internazionale, hanno la meglio società sempre più grandi. Le realtà medio-piccole fanno fatica e ce ne stiamo accorgendo anche nella nostra categoria».

Questo significa che ci saranno aziende destinate a chiudere?

«Mi auguro che questo non accada. Anche perchè una soluzione c’è: quella di unire le forze. Anche nel nostro comparto ci saranno trasformazioni e cambiamenti. La nostra categoria dovrà sapersi rinnovare e stare al passo con i tempi. Questo non significa necessariamente perdere posti di lavoro oppure vedere aziende che alzano bandiera bianca. Dovremo essere bravi a sfruttare le nuove occasioni che arriveranno da un’economia internazionale in totale evoluzione».

Parliamo di Genova. Che anno sarà, il 2017, per gli spedizionieri che lavorano all’ombra della Lanterna?

«I volumi dovrebbero essere in crescita, soprattutto per quanto riguarda le merci in esportazione. Siamo piuttosto ottimisti, anche se sarà il caso di aspettare i dati di aprile per capire meglio la situazione: saranno i primi a darci un quadro piuttosto completo della situazione dopo le recenti trasformazioni che hanno toccato le principali compagnie nel trasporto container via mare».

La situazione di stallo che ha colpito l’Authority del capoluogo ligure - per mesi senza un presidente e poi senza un comitato di gestione - quanto ha penalizzato lo scalo?

«Sicuramente ci sono state delle forti ripercussioni negative. Il porto non può viaggiare con il freno a mano tirato, e proprio per questo motivo mi auguro che il nuovo presidente di Palazzo San Giorgio, Paolo Emilio Signorini, dopo questi primi mesi di rodaggio possa intervenire rapidamente su quelli che sono i punti critici».

Qualche esempio?

«Credo che il rinnovo delle concessioni dei terminal genovesi sia uno degli interventi più urgenti da fare tra quelli che interessano il porto».

Cosa manca ancora al sistema logistico italiano per competere con gli scali del Nord Europa.

«Ci sono molte cose. Ma allo stesso tempo tante altre sono già state fatte. Credo, in sintesi, che un’ulteriore riduzione dei tempi di circolazione delle merci - grazie all’utilizzo dei sistemi informatici - sia assolutamente necessaria se vogliamo veramente essere competitivi a livello internazionale. E poi c’è il tema della realizzazione di nuove infrastrutture sulle quali siamo in ritardo già di parecchi decenni».

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