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Lavoro portuale, riforma in cantiere

Genova - Ieri Ivano Russo, consigliere del ministro dei Trasporti, ha incontrato i rappresentanti degli operatori portuali, pare dicendo poco e lasciando parlare molto. Gli incontri più attesi erano nel pomeriggio con i rappresentanti delle due compagnie portuali genovesi, prima la Pietro Chiesa e poi la Culmv

Genova - Ieri Ivano Russo, consigliere del ministro dei Trasporti, ha incontrato i rappresentanti degli operatori portuali, pare dicendo poco e lasciando parlare molto. Gli incontri più attesi erano nel pomeriggio con i rappresentanti delle due compagnie portuali genovesi, prima la Pietro Chiesa e poi la Culmv.

Dal poco che trapela da questi incontri, il consigliere di Graziano Delrio ha chiesto alle compagnie di provare a formulare soluzioni per le questioni inerenti alla riduzione del personale: in questo senso è stata valutata positivamente la proposta della Uiltrasporti di creare un fondo contrattuale (ma alimentato anche da una tassa di scopo) per i prepensionamenti dei lavoratori portuali, esteso non solo ai componenti delle imprese o delle compagnie, ma anche - dove ce ne fosse la necessità - ai dipendenti dei terminal. Da quello che si è capito, Russo sarebbe interessato a un riordino della materia del lavoro in porto, e dà come scadenza il mese di giugno per poter creare in questo senso un tavolo nazionale per cominciare a discutere della questione, ripetendo quello che aveva già detto in un seminario a Genova circa un anno fa. L’ipotesi è partire da una norma nazionale che aggiorni quella corrente e che poi andrà declinata nei singoli scali. A Genova da anni la Culmv chiede di discuterne, perché il “modello” della Compagnia, che si fa carico della flessibilità, non arriva all’equilibrio di bilancio. «Il modello non è contestato da nessuno perché in tutta Europa consente di assorbire i picchi di lavoro con flessibilità - ha detto il presidente dell’Adsp Genova-Savona, Paolo Signorini, a margine del comitato di insediamento dello scalo ieri mattina - per fare questo bisogna che ognuno ci metta il suo: c’è la tariffa che è concordata con i terminalisti, l’Autorità portuale può mettere risorse dalle tasse portuali e lo Stato un contributo che io vedo legato alla formazione».

Per quanto riguarda la trattativa sui conguagli tra terminalisti e Compagnia Unica, sulla quale in questo momento era richiesto un ruolo arbitrale da parte dell’Adsp o dal ministero, Russo pare abbia detto che se c’è una tariffa stabilita dall’Autorità portuale, quella deve essere rispettata.

Sulla questione più delicata, cioè la causa in corso tra la Compagnia unica e il ministero per una serie di contribuzioni Inps concesse nel 1998 ma poi ritirate perché considerate aiuti di Stato dall’Unione europea - causa avviata con procedimento civile nel 2006, risultata sfavorevole alla Culmv in primo grado e il cui giudizio in secondo grado sembra avvicinarsi a breve - Russo non si è espresso, demandando nel caso a prossimi incontri presso il ministero.

Alle riunioni hanno partecipato rappresentanti del Psa Terminal di Voltri-Pra’ e del gruppo Spinelli, poi l’amministratore delegato di Apm Terminals a Vado Ligure, Paolo Cornetto, il presidente di Assterminal, Marco Conforti, i segretari generali degli agenti marittimi e degli spedizionieri.

Nella tarda serata di ieri Russo ha risposto al MediTelegraph-Il Secolo XIX, rivelando «qualche evoluzione sugli articolo 17. Negli incontri con gli operatori abbiamo fatto il punto su tutta una serie di dossier tecnici: il cronoprogramma dei sei lotti del terzo valico, l’upgrade del collegamento ferroviario Vado-Terzo Valico, i primi effetti del collegamento di Genova con la Piattaforma logistica nazionale. Giornata fruttuosa e utile».

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