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Porto di Genova. «Rinfuse, le regole vanno rispettate»

Genova - Il nodo sull’utilizzo delle aree intorno alla centrale Enel. Per il board del porto di Genova «nessuno sgarbo a Spinelli, ma evitiamo i ricorsi».

Genova - Nessun ostruzionismo a Spinelli, ma la necessità di rispettare le regole senza finire nei bisticci giuridici che in passato hanno bloccato il porto di Genova (Multipurpose docet) . Questo il motivo per cui il Comitato di gestione del porto di Genova-Savona ha rinviato (27 luglio) e non ha discusso perché ritirata dalla stessa Autorità di sistema portuale (3 agosto) la delibera che conteneva la richiesta di autorizzazione urgente e temporanea (ma senza limite temporale preciso) al cambio di destinazione d’uso del Terminal Rinfuse (Trge, di cui il gruppo Spinelli è appena diventato primo azionista col 44%, insieme a Msc 36% e l’ex proprietario Ascheri 20%).

Soprattutto, il board non ha mai «votato contro. Né la prima volta, né ovviamente la seconda, per il fatto che è stata ritirata e dove io non ho parlato» spiega Rino Canavese, rappresentante del Comune di Savona. «È necessario - aggiunge Francesco Parola, rappresentante Regione Liguria - conoscere bene tutti gli aspetti, per evitare il rischio di ricorsi, che potrebbero essere più dannosi di pochi di mesi attesa». Il 17 luglio Spinelli presenta istanza presso l’Adsp, stimando la possibilità di far arrivare un traffico di traghetti merci per 120 mila metri lineari al Ponte Rubattino del Trge. Area sulla quale però, dice il Piano regolatore portuale, possono essere operate solo merci alla rinfusa (sabbie, grano e così via) e quindi è necessario cambiare appunto destinazione d’uso. L’Authority porta il problema in Consiglio in tempi record: una settimana dopo la presentazione dell’istanza al netto di festivi e prefestivi.

Le memorie al board arrivano un giorno prima della riunione: tempi troppo stretti, viene chiesto un rinvio della discussione al 3 agosto, mentre in seno al Consiglio (oltre a Canavese e Parola, Marco Doria per il Comune - la Capitaneria su questa partita non è coinvolta) sorgono due dubbi. Primo: la legge 84/94 dei porti vieta a un singolo terminalista, come sarebbe Spinelli, di operare nello stesso porto in due compendi con identica destinazione d’uso. Secondo: l’istanza di Spinelli è divisa in due fasi. La prima mira a portare subito i traghetti al Rubattino (peraltro sull’area già nei giorni scorsi erano comparsi semi-rimorchi insieme a container in radice Ponte San Giorgio); la seconda fase chiede con adeguamento tecnico funzionale (Atf, procedura da 4-6 mesi) di estendere il traffico dei traghetti a tutto il Trge. Dunque il board si è chiesto se l’Atf non debba essere presentata anche per la “prima fase” dell’istanza Spinelli, essendo stata questa procedura resa più rapida dalla riforma Delrio, proprio per affrontare situazioni come quella del Trge, dove attesa l’esistenza di una crisi del carbone (perché la centrale chiude: sulle rinfuse in genere è meno certo) 35 persone sono in emergenza. Firmare tutto e subito, è il ragionamento, potrebbe portare al rischio di ricorsi.

Prudenza giustificata: il 31 luglio sono pervenute in Authority due lettere, che inducono l’ente a ritirare, il 3 agosto, la questione dall’ordine del giorno. La prima lettera è della Compagnia Pietro Chiesa, che com’è noto chiede di lavorare anche i traghetti. La seconda del gruppo Pir, proprietario dei depositi costieri Carmagnani e Superba a Pegli, che dopo 8 mesi di trattative (settembre 2016 - maggio 2017, prima col solo Ascheri, poi con Spinelli e Msc) non ha trovato una quadra con gli altri, rimanendo fuori dalla compagine azionaria del Trge. Pir però è dal 2010 che discute con l’Authority il trasferimento dei depositi costieri sotto la Lanterna (in un’area in cui peraltro ci sono già aziende simili come Oli Minerali, Aoc, Saar, Getoil, Silomar che ha chiesto una proroga di concessione), essendo anche vincolata dal Piano urbanistico comunale, che nei fatti contempla la chiusura al 2018 dell’attuale sito di Pegli dove lavorano 60 persone e 20 di indotto.

La lettera - che accompagna l’istanza, tramite Atf, di concessione sulle aree di Ponte ex Idroscalo fino al 2020 proprietà dell’Enel, ma nei fatti avviate a desertificazione con la chiusura anticipata della centrale a carbone - ricalca i dubbi del board, ma diventa una sorta di pistola sul tavolo. Come dire: lavoratori a rischio? Le regole siano uguali per tutti.

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