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Dogane, lo Sportello unico all’ultima curva / IL RETROSCENA

Genova - La rivoluzione approvata l’anno scorso non è ancora partita: se ne riparlerà dopo l’estate.

Genova - Da metà maggio a metà settembre, nel porto di Genova (Psa Terminal, Sech, Spinelli) con la frutta tropicale arrivano circa 100-150 container a settimana di frutta che d’estate non cresce in Italia, in particolare agrumi come arance, limoni, pompelmi.

Merci che oltre ai regolari controlli doganali hanno bisogno del nulla osta fito-sanitario (che dipende dalla Regione), dell’Agecontrol (controllo di qualità del ministero dell’Agricoltura) e della visita della Sanità marittima. Questi ultimi due passaggi possono essere solo sui documenti, ma il fitosanitario, necessario per gli agrumi, impone il controllo fisico della merce, con l’apertura del container.

Al fitosanitario di Genova, che dipende dalla Regione, lavorano due persone, alle quali si aggiungono le altre quattro dislocate a Sanremo e Savona, che non devono gestire solo i controlli nei porti e sono vincolate a un orario ristretto. Le verifiche cominciano alle 9.30 (perché prima i funzionari devono sapere dove e quando le navi sono arrivate, e organizzare le varie visite) fino all’una, ogni straordinario è solo buona volontà.

Il personale è scarso anche nelle altre due amministrazioni, e questo comporta l’impossibilità di coordinarsi, così che - se per esempio la Sanità ordina un controllo fisico - il container sarà aperto due volte, tre se la dogana lo manda in verifica, con l’uscita dal porto quasi certamente rinviata al giorno successivo. Mediamente, un giorno di sosta di un container refrigerato costa 150 euro: uno dei vari costi aggiuntivi per ritardi che si scaricano sul consumatore finale che acquista la frutta nelle aree servite dal porto di Genova, che spaziano da Milano al Basso Lazio (perché le linee container scalano più frequentemente la Liguria rispetto a Civitavecchia).

Quella della frutta in estate è una delle varie criticità che fa sorgere la domanda, a oltre un anno dal licenziamento della riforma dei porti, sulla realizzazione dello Sportello unico delle dogane e dei controlli previsto dall’articolo 20 del decreto legislativo 169/2016 - che sulle banchine mette d’accordo tutti, conferendo all’Agenzia dogane il coordinamento sui 62 tipi di controlli, oltre alla dichiarazione, chiesti dalle 18 amministrazioni che a vario titolo sono interessate all’import/export della merce nei porti e aeroporti italiani.

Una concertazione difficile, conclusione di un processo iniziato nel 2003: il testo del regolamento attuativo è stato inviato a inizio estate dalla dogana all’ufficio legislativo del ministero dell’Economia, che dovrebbe approvarlo di concerto con il ministero dei Trasporti. Il penultimo passaggio, poi la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Lì ci sono sia i principi per estendere il dialogo telematico a tutte le amministrazioni, ma anche la possibilità di creare degli spazi nei porti in cui i rappresentanti delle diverse amministrazioni possano parlarsi e coordinare i controlli. Il regolamento deve sbloccare fondi per 60 milioni di euro, in parte statali, in parte dall’Unione europea. Sulle banchine, gli operatori della frutta sperano in un 2018 meno caldo, e non solo per via dell’Anticiclone.

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