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Porto di Genova, il pressing silenzioso su Signorini / RETROSCENA

Genova - Dubbi in banchina sulle delibere-lampo al terminal Rinfuse: «Allora perché mesi per un’autorizzazione?».

Genova - L’Autorità di sistema portuale Genova-Savona si è presa agosto per decidere sulla delibera-lampo che deve consentire l’arrivo dei container al Terminal Rinfuse (Trge) richiesto dal nuovo primo azionista, il gruppo Spinelli (gli altri soci sono Msc e il vecchio proprietario Ascheri).

Più che per Ferragosto, l’ente si è preso una pausa per via dei dubbi espressi dal comitato di gestione, la minaccia di ricorso del gruppo Ottolenghi (accompagnata da un’istanza sulle vicine aree Enel), la lettera della Compagnia Pietro Chiesa alla ricerca di lumi sul suo futuro, potendo i carbuné operare solo sulle rinfuse.

Tra gli operatori portuali, in camera caritatis, comincia a emergere qualche preoccupazione: le tensioni - pure su una vicenda di portata non epocale - tra il presidente Paolo Emilio Signorini e il Comitato preoccupano, perché se queste sono le premesse, è evidente che la riforma Delrio rischia di consegnare il destino dei porti al conflitto tra partiti o fazioni di partiti.

La vicenda Rinfuse, dicono in banchina, ha qualcosa di già visto: per il riaffacciarsi dei ricorsi, che arretrano il porto alla stagione del Multipurpose, ma anche per il timore che cancellando le rinfuse solide da sotto la Lanterna, Genova ripercorra la vicenda del maxi-bacino galleggiante: acquistato nel ’79, mai usato e regalato ai turchi nel’ 97, rimpianto tanto da indurre nel 2009 l’Authority a valutare l’acquisto di una struttura simile tramite cessione (poi mai avvenuta) della maggioranza nell’Aeroporto. Nel frattempo i due big delle Riparazioni conquistavano e riattivavano con pieno successo gli impianti di Marsiglia, mentre il ramo industriale genovese attende ancora oggi l’uscita dalla stagnazione.

Tuttavia, l’esigenza dell’Authority di fare presto sul Rinfuse è altrettanto ben compresa, sotto almeno sotto tre profili: il lavoro dei dipendenti Trge, il lavoro di Spinelli (indicato da Signorini come esempio per la portualità genovese), la spinta romana che vuole un porto che giustifichi oltre 6 miliardi di investimenti sul Terzo valico e in prospettiva uno in più sulla diga.

Però, si fa notare, nel porto di Genova i concessionari (non solo i terminalisti, ma tutte le attività che insistono sul demanio gestito dall’Authority) attendono 3-4 mesi per un 45 bis (dall’articolo del Codice della navigazione) cioè l’istanza di sub-concessione richiesta - è il caso di più comune - per piccoli cantieri necessari alle manutenzioni: una tettoia da sistemare, un po’ di asfalto per coprire le buche, una parete da pitturare e così via. Vedere il Trge, a poche settimane dal passaggio di proprietà, già sistemato e utilizzato per una destinazione d’uso non ancora accordata dall’Authority, ha in effetti suscitato una certa meraviglia, e pure un po’ di invidia.

Anche la stessa destinazione d’uso, accolta con delibera in 10 giorni, rappresenta un record guardato con cupidigia. In anni passati, per casi simili, prima che l’Authority accogliesse la domanda servivano almeno 8 mesi, e un’istruttoria scritta che dimostrasse i mutamenti di mercato che inducevano il terminalista a domandare il cambio d’uso, che poi implicava una modifica dell’offerta dell’intero porto, con conseguenti assestamenti tariffari e battaglie più o meno carsiche. Bene quindi, è il ragionamento, i provvedimenti super-veloci, anche un po’ rischiosi... con l’augurio che sia così per tutti.

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