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Benvenuti (Culmv): «L’autoproduzione? I marinai devono fare i marinai...»

Genova - Il processo di automazione dei porti arriverà anche in Liguria, nei terminal in costruzione a Genova (Calata Bettolo) e Vado Ligure, ma non sarà paragonabile ai modelli asiatici o nordeuropei.

Genova - Il processo di automazione dei porti arriverà anche in Liguria, nei terminal in costruzione a Genova (Calata Bettolo) e Vado Ligure, ma non sarà paragonabile ai modelli asiatici o nordeuropei. «Non avrebbe senso, sia per le dimensioni dei terminal, sia perché il ricorso a un’automazione “spinta” metterebbe a repentaglio il già difficile rapporto tra porti e territorio», ha spiegato Luigi Merlo, dirigente di Msc, nel corso di un convegno organizzato dalla Uil Trasporti. Del resto, che le tecnologie utilizzate nei mega-porti stranieri non possano essere importate dalle piattaforme italiane lo aveva spiegato poco prima alla platea di Palazzo San Giorgio il professor Flavio Tonelli (Università di Genova).

«L’automazione, mentre riduce i tempi nella produzione di beni e servizi, crea anche una ricaduta in termini occupazionali. Non si può dire no all’automazione, sarebbe negare qualcosa che già esiste e avrà una progressione. Ma non ci deve essere nessuna frattura sociale», ha detto il segretario nazionale della Uil Trasporti, Claudio Tarlazzi, chiudendo i lavori. Lo stesso Tarlazzi ha messo in guardia i fautori del modello “Autorità portuale Spa”: «Siamo contrarissimi, le Authority sono enti regolatori e non devono confondersi col mercato». Tra i temi toccati durante il convegno, quello dell’autoproduzione. «A Genova non c’è mai stata - ha detto il console della Compagnia Unica, Antonio Benvenuti - anche se le spinte ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. C’è uno scontro tra compagnie ro-ro che mi sembra evidente. Io sono convinto che il marinaio debba fare il marinaio e il portuale debba fare il portuale. Poi, se un giorno qualcuno ci dirà che le regole sono cambiate, beh, staremo a vedere cosa succede...». In merito ai problemi dell’altra compagnia portuale genovese, la Pietro Chiesa, Benvenuti è stato lapidario: «Con Tirreno Bianchi ci conosciamo da una vita, l’unica via percorribile è la fusione: parliamo di 35 persone, non sarebbe neppure necessario alzare la pianta organica. È una vicenda che si può risolvere in 10 minuti».

Ivano Russo, dirigente del Mit, ha invece assicurato che l’ultimo tassello della riforma portuale, quello che riguarda il lavoro temporaneo, dovrebbe andare a posto il 14 dicembre, con l’approvazione definitiva da parte del Consiglio dei ministri del decreto legislativo “correttivo porti” che finalmente chiarirà il quadro come chiesto dalle compagnie portuali, a partire dalla Culmv.

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