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Musolino: «Non siamo i parenti poveri dell’Europa» / INTERVISTA

L’invito ai porti adriatici a contrastare le lobby del Northern Range per agganciare la Via della seta

HA fatto discutere nei giorni scorsi una lettera con cui il presidente dell’Autorità di sistema portuale di Venezia, Pino Musolino, richiamava i colleghi degli altri porti adriatici (Trieste, Ravenna, Capodistria e Fiume) alla necessità di rilanciare e riformare l’alleanza Napa per presentarsi più forti all’Europa. Musolino, che ha appena portato a compimento l’approvazione del Piano operativo triennale 2018-2020 del porto veneziano, spiega così come è nata la lettera: «A un recente panel a cui ho partecipato nel porto di Barcellona erano presenti rappresentanti dei porti di Rotterdam e Amburgo, oltre a quelli di Marsiglia, Genova e Barcellona. Pur facendosi una guerra commerciale serrata, i porti del Northern Range hanno un atteggiamento comune per cui considerano i porti del Sud Europa come fratelli poveri. ma l’Unione europea e le reti Ten-t funzionano se tutto il continente fa la propria parte. Adesso si aprono nuove opportunità con l’allargamento del canale di Suez e l’iniziativa cinese Obor (one belt one road, la Nuova via della seta, ndr). I porti del Southern Range devono avere strumenti di analisi e di influenza come li hanno quelli del Nord. Allora ho pensato che in Adriatico uno strumento del genere esiste ed è l’associazione Napa. E’ uno strumento utile, che non dev’essere sovraccaricato di contenuti, non è un’Authority estesa su tre paesi che deve ideare nuovi traffici, ma è un ottimo contenitore per due tipi di iniziative: un centro studi per capire le potenzialità dell’Alto Adriatico, dando a tutti gli strumenti per farsi poi una sana concorrenza; una lobby regionale che vada a Bruxelles a perorare gli interessi dell’area, come fanno i porti del Nord. Se riusciamo a ottenere questi due obiettivi Napa ha svolto il proprio ruolo».

Che cosa ha frenato l’alleanza negli anni scorsi?
«Le alleanze funzionano se c’è rispetto fra tutti i membri. Se qualcuno si muove per avere un ruolo egemonico l’iniziativa si blocca. Come presidenti di Authority abbiamo già molti impegni, fra coordinamenti nazionali e Assoporti. Napa funziona se è utile, ma ci sono state sfiduce reciproche dovute a fattori oggettivi».

In questo quadro, che ruolo giocherà il porto di Venezia?

«Venezia è leader in Adriatico per container e break-bulk e ha una posizione strategica. I cinesi nelle presentazioni di Obor non fanno che riferirsi al porto di Venezia come punto di arrivo principale».

Dalla Cina sono già arrivate proposte di finanziamenti?

«I cinesi sono stati molto bravi a fare battage pubblicitario senza avere ancora idea chiara di che cosa fare. Non esiste una lista ufficiale delle opere di Obor, paragonabile a quello che in Italia è il Piano delle infrastrutture strategiche. E’ un grande contenitore di cui non si vedono i confini. Sappiamo che è arrivato l’input per spendere grandi somme nelle infrastrutture, ma non a pioggia, bensì con presiti e mutui. I prestiti possono diventare una bella leva se non vengono restituiti. Per questo in Europa c’è anche un certo scetticismo. Noi abbiamo piuttosto bisogno di accordi di alto livello in cui vengano garantite quote significative di traffico. Se abbiamo questa garanzia, le opere ce le facciamo da soli, siamo l’Italia, siamo l’Europa, non abbiamo di far debiti all’estero. Stiamo a vedere. Obor può essere uno strumento di sviluppo che riporti al centro dei traffici l’area caucasica e europea».

Quali sono le prospettive per i traffici intra-mediterranei?

«Se l’Europa da un lato destabilizza i paesi del Mediterraneo, dall’altro è difficile che si sviluppino i traffici. Le difficoltà che attraversano paesi come Siria e Libia hanno rallentato le prospettive di sviluppo. Ma l’instabilità non durerà per sempre. Venezia ha già oggi un ruolo importante in quest’area. Il 20 per cento dei nostri traffici sono con altri paesi del Mediterraneo, percentuale che sale al 42 per cento se si includono anche gli scambi all’interno dell’Italia. E’ l’ossatura della nostra attività. I traffici ro-ro stanno crescendo e vorremmo giocare alla pari, superando una situazione dovuta a accordi di pace di 70 anni fa».

Si riferisce al porto di Trieste?

«Non vogliamo che vengano svantaggiati altri, ma che il porto di Venezia possa giocare alla pari. Se ci fosse un mercato libero, gli operatori turchi verrebbero nel nostro porto. Se questo non succede è perché ci viene impedito di farlo succedere. Nell’ultimo anno da noi i ro-ro sono cresciuti a ritmi vertiginosi, senza i turchi. Vogliamo giocare alla pari e vinca il migliore. Se il nostro porto serve il Medio Oriente da milleduecento anni, un motivo ci sarà».

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