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Il giallo del comandante sparito in mare / GRAFICO

Genova - L’ufficiale è scomparso nel nulla durante la navigazione. Ora indaga la polizia.

Genova - Una nave, una grande portacontainer che solca il mare. Un comandante che non c’è più. Sparito durante la navigazione, dissolto all’improvviso senza lasciare una traccia che sia una. Un mistero che, come tutte le vicende strane ambientate tra le onde, richiama e rievoca suggestioni letterarie. Da quella dell’ Olandese Volante poi messo in musica da Wagner, alle imbarcazioni avviluppate dalle nebbie del triangolo delle Bermuda per riapparire in altre dimensioni, come in uno dei più begli episodi di X Files . Però stavolta c’è una suggestione in più. C’è una grande nave, un piccolo equipaggio (22 persone), tutt’intorno una distesa d’acqua. Nessuno può essere salito a bordo.

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Allora questa è anche una reinterpretazione marinara del più classico “giallo della camera chiusa”. Dove, se c’è da cercare qualche responsabilità, lo si deve fare in un ambito circoscritto, senza poter immaginare interventi dall’esterno. Il dilemma da risolvere adesso è: che fine ha fatto il comandante della Msc Giannina? Dov’è finito Juri Kharytonov, 54 anni, uomo tutto di un pezzo, un ufficiale solido che non aveva mai dato segni di squilibrio da poter ipotizzare un suicidio? Se lo sta chiedendo anche la polizia, che ieri ha interrogato tutti gli uomini a bordo. Nessuno ha saputo dare una risposta. Anzi, i testimoni hanno dato risposte vaghe e contraddittorie. Chi dice che tutto è accaduto nella nella notte fra giovedì e venerdì, altri subito dopo la partenza l’ultima partenza dalla Calabria, ovvero dopo le sei del pomeriggio di giovedì.

Per mettere un po’ di ordine nella sequenza degli avvenimenti, non si può che partire dai dati certi. Il 13 ottobre la Giannina è in Grecia, al Pireo. Parte alla volta di Gioia Tauro alla sera, pochi minuti dopo le otto, e arriva a destinazione il 18. La mattina dopo riparte nuovamente in direzione della Spezia. La sera di quel giorno la nave transita all’altezza di Napoli. In questo punto preciso Juri Kharytonov lascia le sue ultime tracce. C’è un libro di bordo dove vengono annotate le manovre e gli ordini. Un testimone lo vede nella circostanza.

Da quel momento in poi, solo congetture. L’equipaggio si avvede della scomparsa del comandante quando la Msc Giannina è ormai all’Isola d’Elba e scatta l’allarme. Saltano tutti gli orari. L’equipaggio torna indietro, ripercorre un lungo tratto di mare tra la Corsica e l’Elba, nella speranza di salvare l’ufficiale caduto in mare. Niente da fare.

L’ordine è, ora, di dirigersi non più alla Spezia, dove la nave sarebbe dovuta arrivare alle 19, ma su Genova, al porto di Pra’. Lì ci sono già gli uomini della squadra mobile e della scientifica. Così inizia l’ispezione della Giannina. La prima zona della Giannina ad essere passata al setaccio è proprio la cabina di Kharytonov. Tutto è in perfetto ordine, non sembra sparito nulla. Neanche il denaro che il comandante teneva per sé, utile durante le soste negli scali. Poi tutti i ponti. Ci sono delle tracce? Certo, non potrebbe essere diversamente, anche se l’attenzione si indirizza su alcuna macchie su un ponte sulle quali gli esperti delle rilevazioni scientifiche vogliono vedere più chiaro. L’indagine decolla. Non sarà facile capire che cosa possa essere accaduto. Il nòvero delle ipotesi, vista la situazione, è ovviamente ristretto a tre. Suicidio? È una congettura che non può mai essere scartata, ma appare al momento poco probabile. Allora è stata una disgrazia? Il comandante si è sporto ed è caduto in acqua? Difficile immaginarlo, considerando che si trattava di un marittimo esperto, sicuramente poco incline al gesti trascurati o avventati. Allora? C’è stato, a bordo, uno scontro, una lite, una zuffa che si è conclusa tragicamente? Nemmeno questa pista viene esclusa.

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