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Genova, niente lavoro extra per la “Pietro Chiesa” / IL RETROSCENA

Genova - Rigettata la richiesta di operare sui container: futuro incerto per la compagnia.

Genova - L’urgenza con cui è stato concesso ai nuovi terminalisti che avevano resuscitato il Terminal Rinfuse di poter operare non solo sul carbone - perché non ce n’è più - ma anche su container e traghetti, era stata giustificata anche con l’emergenza occupazione. Con il rischio cioè che la Pietro Chiesa non avesse più lavoro.

Il terminal rinfuse continua a chiamarsi così, ma quella tipologia di merce non arriva più a Genova e la Centrale Enel sotto la Lanterna è stata spenta. Così Msc e Spinelli, che ora gestiscono le banchine, hanno portato altre merci. A lavorare su quei moli ci sono, da sempre, i carbuné. Lo dice il nome stesso: i soci della Pietro Chiesa caricano e scaricano il carbone da più di un secolo, ma nel 2017 il porto Genova non ne sbarca più. Che fare? Il destino dei 30 soci sembrava legato a quello dei terminalisti: i carbuné, a scapito del loro nome, sembravano destinati a movimentare i container. Sottigliezze a confronto con il salvataggio dei posti di lavoro. E pure l’Authority, che era stata celere a concedere l’autorizzazione ai terminalisti per la nuova tipologia di merce, sembrava avere imboccato questa strada. Eppure quando la Pietro Chiesa ha compilato l’istanza per ottenere il via libera a lavorare anche con traghetti, Palazzo San Giorgio ha opposto un secco rifiuto, legando la compagnia al destino del carbone che non c’è più.

Gli uomini di Tirreno Bianchi infatti non possono decidere autonomamente di movimentare altra merce che non sia quella per cui hanno chiesto la concessione. Il cambio non è automatico, però viste anche le dichiarazioni con cui l’Authority di Genova e Savona aveva preso a cuore l’emergenza lavoro su quelle banchine, la Pietro Chiesa pensava di essere sulla via giusta. Come scritto nell’istanza, «è urgente» l’esigenza di togliere quella limitazione, anche perchè «un mancato adeguamento... costituirebbe prassi ingiustificatamente limitativa della libertà di accesso al mercato», minacciando un eventuale «ricorso alla Commissione europea per i provvedimenti conseguenti». Per evitare il conflitto con la Culmv, che è autorizzata a fornire manodopera temporanea, Tirreno Bianchi era persino disponibile a cedere (temporaneamente) alla compagnia di Antonio Benvenuti, i propri soci. Lo scopo è chiaro: «Fateci lavorare sui contenitori, così salviamo i dipendenti».

Ma il futuro dei quasi 30 carbuné è ora più nero del carbone che hanno spalato per più di un secolo. L’Authority infatti ha respinto le richieste della Pietro Chiesa: «Dall’analisi del quadro normativo e regolamentare, non risultano le condizioni per istruire la pratica». E ancora: «l’istanza risulta carente dei requisiti previsti e/ o non coerente con le vigenti disposizioni di legge». Poche righe che possono condannare a morte la Pietro Chiesa dopo 127 anni di storia.

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