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Comandante scomparso, gli arrestati: «E se trovano le nostre impronte?» / IL CASO

Genova - Il mistero del comandante scomparso si risolve un po’ come in un giallo, con i due principali sospettati del suo omicidio, tenuti a cuocere a fuoco lento in questura, dalla mattina fino a tarda notte.

Genova - Il mistero del comandante scomparso si risolve un po’ come in un giallo, con i due principali sospettati del suo omicidio, tenuti a cuocere a fuoco lento in questura, dalla mattina fino a tarda notte. Finché, tra un interrogatorio e l’altro, lasciati liberi di parlare in una saletta, e senza sapere di essere spiati, il primo ufficiale di macchina Dmytro Savinykh, e il terzo ufficiale di macchina Oleksandr Maltsev, con il passare delle ore sembrano quasi rilasciare una confessione, forse convinti che nessuno possa captarne le confidenze scambiate in russo. «Non ha visto niente nessuno. Mi hanno chiesto se eri ubriaco, io gli ho detto di no», dice Maltsev. «Ti ringrazio», risponde Savinykh. «Io non ho toccato niente. Ma se trovano delle impronte digitali e ci chiedono cosa facevano nella cabina (del comandante, ndt)?», domanda ancora il primo. «Stai tranquillo ho lavato tutte le stoviglie, non possono provare niente. Anzi, c’era la fuliggine. È un reagente, con l’acqua è come l’acido solforico, elimina tutto...».

«Ho lavato tutti i bicchieri»

È il 23 ottobre scorso, sono passati tre giorni dalla scomparsa di Yuri Kharytonov, comandante ucraino della portacontainer “Msc Giannina”. Di lui si sono perse le tracce la notte del 20, durante l’attraversata tra Gioia Tauro e Genova. La squadra mobile genovese, condotta dal dirigente Marco Calì e coordinata dal pm Marcello Maresca, vuole vederci più chiaro, e ha convocato in questura quattro membri dell’equipaggio. Due, Savinykh e Maltsev, anch’essi ucraini, sono gli ultimi ad aver visto Kharytonov. Nella saletta della questura si ripetono «ossessivamente» la versione da fornire ai poliziotti, per coprirsi a vicenda: «Perché gli altri li hanno lasciati andare subito? Ho la faccia rossa? Vado in bagno a lavarmi».

Savinykh sostiene un po’ inverosimilmente, di essere stato convocato nella cabina del comandante alle 2.15, in piena notte, per parlare della «promozione di Maltsev». Quest’ultimo dice di essere stato chiamato da Savynikh alle 2.40, e di aver visto il comandante ubriaco. Una prima versione che subito si rimangia, per dire che invece non lo aveva più visto dal pomeriggio. Un collega aggiunge di aver visto Maltsev presentarsi in sala macchine alle 6, incurante del fatto che la nave fosse ferma da un paio d’ore: «Era sudato, come se avesse fatto un grosso sforzo».

«Sangue sospetto in cabina»

La fine del povero comandante, secondo gli investigatori, è tutta in tre indizi: «Sul ponte, davanti alla cabina del comandante, sono state trovate tracce corrispondenti a lunghe strisce sulla fuliggine depositata dalla ciminiera, verosimilmente ascrivibili al trascinamento di un corpo pesante»; «nella cabina di Karytonov c’era la sua maglietta sporca di fuliggine e del suo sangue»; «nella cabina di Savinykh , collocata sullo stesso ponte di quella del comandante, venivano trovate tracce presumibilmente ematiche».

Ieri i due marittimi (arrestati martedì, difesi dai legali Ruggero Navarra, Barbara Costantino, Fulvia Nari e Davide Paltrinieri) hanno fatto scena muta di fronte al giudice Nadia Magrini. Ma in quella saletta, per gli inquirenti, di cose ne hanno già dette abbastanza: «Ho letto su internet quanto ci vuole a fare il Dna. Ci sono tracce di sangue, lo ha succhiato l’elica», dice Savinykh. «Non sanno un c... se non ci fossi stato tu a dire... al mattino...».

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