SERVICES

Trieste, con il treno non solo rinfuse liquide

Trieste - Logistica sostenibile: lo scalo giuliano aggancia le merci ungheresi in esportazione verso gli Stati Uniti.

Trieste - Il traffico di container che attraversa il porto di Trieste sta crescendo in maniera sostenuta, in questo scorcio di 2017. Gli ultimi mesi hanno visto un aumento medio del 40 per cento, maggiore di quello della prima parte dell’anno, e il 2017 potrebbe concludersi con un +25 per cento complessivo. Il presidente dell’Autorità di sistema portuale, Zeno D’Agostino, tiene a sottolinearlo, perché quando si parla di statistiche del porto di Trieste molti storcono il naso: «E’ un porto di rinfuse liquide», si dice. «E invece - afferma il presidente - il carico non liquido sta crescendo molto più rapidamente di quello liquido».

Un altro punto che D’Agostino tiene a precisare è il motivo per cui all’improvviso arrivano così tanti container. «E’ dovuto al treno, ai nuovi servizi che stanno nascendo verso altri paesi europei, fino a isole britanniche e Scandinavia», spiega. Lo sviluppo del traffico ferroviario è al centro della politica che D’Agostino sta portando avanti già da quando guidava l’Autorità portuale. Chi ne sta beneficiando di più, stando ai dati, è proprio il settore dei container.

Come se questi non avessero atteso altro che la possibilità di salire su un treno per riversarsi su Trieste. Lo raccontano i numeri: «Quest’anno abbiamo avuto un aumento dell’attività ferroviaria del 17 per cento. Ma l’aumento massimo nell’utilizzo del treno, pari a +40 per cento, si è avuto proprio nei container. C’è una crescita parallela del traffico dei container e dell’utilizzo del treno da parte di questi, soprattutto sulla linea con l’Europa orientale».

Nei primi 9 mesi del 2017, il traffico nel Porto di Trieste è cresciuto del +3,85 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016, con 45.437.542 tonnellate di merce movimentata. Nel complesso, l’Authority evidenzia l’incremento del settore container che registra un +25,16 per cento con 457.910 teu movimentati. Continua il trend positivo del settore delle merci varie che cresce del +14,04 per cento e del comparto ro-ro con 222.393 unità transitate (+4,43 per cento). In aumento anche le rinfuse liquide con 32.119.889 tonnellate pari ad un incremento del +1,81 per cento mentre le rinfuse solide segnano un -27,21 per cento.

Infine, sommando la movimentazione dei container con i semirimorchi e le casse mobili (espressi in teu equivalenti) nel corso dei primi 9 mesi del 2017, si sono raggiunti i 972.235 teu (+13,19 per cento). Nei primi 9 mesi del 2017 il traffico ferroviario nello scalo giuliano ha raggiunto i 6.325 treni movimentati, con un aumento del +14,15 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016. «A ottobre abbiamo superato i 200 treni alla settimana e ci avviciniamo ai 250 treni alla settimana del porto di Rotterdam, un tetto che è il nostro obiettivo per il 2018. Tre anni fa i treni dal porto di Trieste erano 80 alla settimana».

Sulla base della capacità attuale, che è intorno agli 11 mila treni all’anno, il porto di Trieste rischia di arrivare a saturazione entro il 2019. Per questo l’Authority ha predisposto un piano del ferro mirato proprio a aumentare tale capacità. Il piano si sviluppa con interventi a breve e a lunga scadenza.

«A livello micro - ricorda il presidente - stiamo facendo una serie di interventi che consentiranno un recupero rapido, anche se più limitato, di capacità. In primo luogo, con un layout dei binari interni al porto che si completerà nel marzo 2018 e che consentirà di movimentare mille treni in più. Ad esempio creeremo un binario parallelo al Molo VII dando più respiro al terminal. Inoltre, entro la fine del 2018 verrà riaperto un altro ramo ferroviario che oggi è chiuso e che darà al porto ulteriore capacità ferroviaria per 2 mila treni all’anno. Già in questo modo entro il 2018 arriveremo a una capacità di 14 mila treni all’anno, con investimenti per 3-4 milioni di euro. I grandi progetti riguardano le nuove stazioni di Campomarzio e Servola e la riattivazione di quella di Aquilinia, con cui soddisferemo abbondantemente le esigenze dello scalo, arrivando complessivamente a una capacità di 30 mila treni all’anno».

Il piano prevede di utilizzare molto di più, accanto alla linea via Tarvisio per l’Europa centrale e meridionale, quella via Opicina per l’Europa orientale, un’area che ha riservato sorprese, come l’aumento dell’export dall’Ungheria verso gli Stati Uniti. «Un traffico - dice D’Agostino - che abbiamo sottratto ai porti del Nord Europa, tradizionali punti di passaggio per le merci che vanno in oceano Atlantico».

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››