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Shipping e trasporti, associazioni a caccia di iscritti / IL CASO

Genova - C’è chi sta da una parte, chi dall’altra e si prepara alla guerra. C’è chi invece è uscito perché «non serve più» e chi non vuole entrare da nessuna parte.

Genova - C’è chi sta da una parte, chi dall’altra e si prepara alla guerra. C’è chi invece è uscito perché «non serve più» e chi non vuole entrare da nessuna parte. E poi ci sono quelli che hanno preferito farsi la propria associazione.

Il mondo delle “case del settore”, non solo dello shipping, è nel pieno di una crisi; come in un matrimonio di interessi, dove fanno male gli addii e feriscono le accuse reciproche, ma pesano anche le conseguenze economiche. Meno adesioni significano meno quote.

«Poco peso»
Ieri il Rina ha annunciato al Secolo XIX che le controllate del gruppo usciranno da Confindustria Genova. Ugo Salerno non è stato tenero: «Una Confindustria che guarda solo al locale non coincide con le nostre esigenze». È la prospettiva nazionale ad animare il numero uno del Rina. Giovanni Mondini, presidente degli industriali genovesi, respinge al mittente l’accusa di provincialismo: «Rispetto le decisioni di ogni azienda e capisco quanto sia importante per un grande gruppo come il Rina far sentire la propria voce a livello nazionale - spiega il numero uno al nostro giornale - Mi preme però sottolineare che alla definizione delle politiche industriali del Paese collabora l’intero sistema Confindustria, e il contributo delle “territoriali” è fondamentale». E prova a ricucire con il gruppo di Salerno: « Genova, attraverso i propri delegati e funzionari, è ben presente nel dibattito nazionale, sostenendo le esigenze di tutti gli associati - dice ancora Mondini - Se queste sono le motivazioni, siamo a disposizione per ascoltare anche le sue esigenze e per farle nostre nelle sedi più opportune».

Doppia casacca
La polemica tra Ucina (la Confindustria nautica) e Nautica Italiana (i “ribelli” del settore) ha animato gli ultimi anni. Tra i motivi del contendere anche la rappresentanza nell’associazione, tanto che ora a nel comparto ci sono due federazioni. Un grande player radicato in Confindustria, Fincantieri, ha scelto però di aderire a Nautica Italiana, gli “avversari” di Ucina. Il gruppo guidato da Giuseppe Bono è sempre stato attivo nell’associazione che ora vede al timone Vincenzio Boccia: l’ad del colosso navalmeccanico è presidente di Confindustria Friuli Venezia Giulia ed era stato uno degli sponsor della candidatura anti-Mondini di Claudio Gemme. «Nessun addio - raccontano diverse fonti - anzi è semmai il simbolo del tentativo di riavvicinamento di Nautica Italiana al mondo confindustriale».

Lo shipping parcellizzato
Confmare è nata da poco, ma per ora è una federazione di quello che già c’è in Confcommercio: è la cabina di regia del settore logistica. L’esigenza è fare massa coordinata per bilanciare Alis, il competitor a firma Grimaldi. Confmare è più vicina alla galassia Msc (e al gruppo Onorato) e l’attesa per l’ingresso degli armatori usciti da Confitarma (Gnv, Messina, Italia Marittima) è per ora rimasta tale. Nessuna mossa. La famiglia d’Amico invece ha scelto di non schierarsi da nessuna parte. Alis intanto continua a fare campagna acquisti e risultano due nuovi ingressi (Lkw e Gefco). A complicare la situazione ci sono le elezioni e sono in molti a pensare che le velleità politiche possano animare alcune mosse. Mancano pochi mesi per averne la prova.

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