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I porti tra gli obiettivi dell’autonomia ligure

Genova - Se andranno in porto tutte le richieste della Liguria nella partita dell’autonomia, la Regione si ritroverà con una quantità maggiore di risorse da gestire, ma proporzionali alle responsabilità in capo all’ente. E però con una grande discrezionalità su come usarle

Genova - Se andranno in porto tutte le richieste della Liguria nella partita dell’autonomia, la Regione si ritroverà con una quantità maggiore di risorse da gestire, ma proporzionali alle responsabilità in capo all’ente. E però con una grande discrezionalità su come usarle. Il documento approvato dalla giunta regionale sul finire del 2017, che è alla base della trattativa con l’esecutivo, infatti, è abbastanza particolareggiato, quanto a richieste, nei tredici capitoli di trattativa. Il primo è l’ambiente, sul quale la Liguria chiede di poter avere la correlazione diretta tra il risarcimento del danno ambientale e il territorio regionale che lo subisce; l’estensione di tutte le competenze di valutazione di impatto ambientale in capo alla Regione, tranne nel caso di infrastrutture statali. Inoltre, nell’ambito dei rifiuti, si chiede la possibilità di «attribuire la qualifica di “non rifiuto” a specifici prodotti» riciclabili.

In ambito commerciale, la Liguria punta ad una forte internazionalizzazione del sistema produttivo, economico e commerciale delle aziende. Interessante il capitolo sulla ricerca scientifica e tecnologica: la Liguria punta a ricondurre al livello regionale tutte le decisioni inerenti il sovvenzionamento pubblico della ricerca e dell’innovazione e la regionalizzazione dei fondi per lo sviluppo delle imprese. In particolare per «l’istituzione e la gestione di parchi scientifico tecnologici», leggi Erzelli. La sanità è già materia prettamente regionale, ma l’assessore Sonia Viale vuole di più: piena autonomia sull’assetto istituzionale del sistema sociosanitario; gestione flessibile e senza vincoli di spesa sul sistema tariffario, di rimborso e remunerazione del personale e soprattutto sulla modulazione del ticket sanitario aggiuntivo. Inoltre, si prova ad inserire un’assistenza integrativa in ambiti specifici «non garantiti dai Lea», i livelli essenziali di assistenza per cui paga lo Stato. E l’eliminazione dei vincoli sulla spesa del personale da impiegare nella riduzione dei tempi di attesa.

In ambito di protezione civile e dissesto idrogeologico, la Liguria chiede ulteriori competenze sulla formazione degli operatori di protezione civile; il controllo di qualità sui piani comunali di protezione civile; il potere di ordinanza del Presidente della giunta in deroga alla normativa statale, in caso di eventi calamitosi sul territorio regionale. Un’altra posta importante sarebbe la regionalizzazione delle risorse per l’attivazione di programmi di difesa del suolo e mitigazione del rischio idrogeologico (anche se di fatto Toti è già il commissario delle opere sul Bisagno). Sempre in ambito di governo del territorio peraltro, la giunta avanza una richiesta choc: i beni del Demanio marittimo vengano intestati al demanio regionale e sia la Regione a definire durata e valore delle concessioni. I canoni, ovviamente, finirebbero nelle casse regionali per programmi di ripascimento delle spiagge o difesa della costa.

La parte relativa a porti e aeroporti prevede la «piena governance» dei porti liguri in capo alla Regione (oggi i presidenti di autorità portuale afferiscono ai ministeri) e il trasferimento «a titolo non oneroso» della proprietà dei territori demaniali portuali e di conseguenza la richiesta più consistente, dal punto di vista economico: «venga retrocessa alla Regione una quota significativa dei tributi portuali, in particolare dell’ Iva generata nei porti» per finanziare direttamente le infrastrutture. Sempre in ambito di concessioni, sulle «grandi reti di trasporti» l’autonomia vorrebbe dire che la Regione avrebbe anche canoni e gestione delle autostrade. Poi c’è la richiesta che ha fatto più discutere, quella di destinare a livello regionale una quota del Canone Rai versato dai liguri per «sostegno al sistema dell’informazione locale». Una battaglia che certamente troverà il plauso delle emittenti locali liguri, ma fa discutere perché elaborata da ex giornalisti Mediaset come Cavo e Toti. Infine, il capitolo tasse. Chiaramente la Liguria, con più competenze, avrà bisogno di più entrate. Quindi chiede un maggior gettito sul recupero dell’ Iva evasa; una compartecipazione all’Ires, la possibilità di istituire Zone economiche speciali; la disciplina dell’ ecotassa e meno vincoli dalle leggi di stabilità statali.

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