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Snodi strategici per far crescere il sistema Paese / LA LETTERA

Dai porti può ripartire lo sviluppo occupazionale. Le proposte della Fit-Cisl

Roma - L’ultimo trimestre 2017 del nostro sistema portuale è stato caratterizzato da rilevanti e profondi processi di trasformazione strutturale, che lo hanno portato ad essere decisivo snodo d’accesso al mercato globale per i settori più competitivi della nostra economia.

Si è completata, in questi ultimi mesi con l’insediamento delle previste autorità di sistema portuale, la riforma della portualità che punta al miglioramento della competitività dei porti e della logistica, la promozione dell’intermodalità, la crescita dei traffici commerciali. In buona sostanza è su questi assi che si innesta l’evoluzione della geografia della produzione italiana ed europea.

Con un corollario, che indica la strada maestra che occorre percorrere: la programmazione non deve puntare al solo miglioramento dei livelli di efficienza degli impianti e delle strutture esistenti ma deve traguardare a un orizzonte molto più impegnativo. All’orizzonte globale, appunto, che richiede infrastrutture adeguate alle grandi sfide che il mercato sollecita. Con la logistica che assume contorni sempre più rilevanti: sotto il profilo quantitativo e qualitativo.

Sostanzialmente c’è poco da inventare, nel senso che tutte le soluzioni trovano nella stessa collocazione geografica dell’Italia il punto forte su cui innescare un grande progetto di riforma in modo da cogliere le straordinarie opportunità che la nuova geografia economica europea e la globalizzazione offrono alla crescita della nostra economia.

Bisogna partire peraltro dallo straordinario patrimonio che il sistema Paese offre, come forte potenza manifatturiera- la seconda a livello europeo e la settima a livello mondiale - e come polo di attrazione turistica che non ha competitori a livello mondiale.

Una sottolineatura merita, in questa nuova dimensione del mercato, la centralità che sta assumendo l’economia asiatica, trainata da quella cinese, in costante e forte espansione, sostenuta dalla crescita del suo prodotto interno lordo a ritmi molto più elevati rispetto a quello degli stessi Stati Uniti. Il fatto che la Cina abbia individuato nell’Italia la sua piattaforma logistica, con il rilancio della Via della Seta marittima e ferroviaria, costituisce una grande opportunità. Ma anche un grande sfida.

La Fit-Cisl ne ha colto tempestivamente tutti i contorni tanto da configurare il sistema portuale come un obiettivo centrale, sul quale costruire una decisa azione perché i porti sono dei poli di sviluppo, attorno ai quali è possibile appunto realizzare la crescita economica del Paese e l’ampliamento consistente della base occupazionale.

Nella consapevolezza che il nuovo si può costruire solo attraverso il coinvolgimento dei giovani, che sono dotati di tutte quelle innovative competenze tecnologiche che costituiscono la spina dorsale dell’attuale mercato del lavoro. È il nostro modo di coniugare, in termini molto pragmatici, crescita e lavoro. In altri termini sviluppo economico e crescita sociale. Obiettivi che, senza il lavoro, restano sterili anche se nobili declinazioni di principio.

Per dare corpo a queste scelte, in quest’ultima parte dell’anno, abbiamo intensificato molto l’impegno delle le nostre strutture sindacali nelle diverse realtà del nostro complesso assetto dei porti. La loro attenta partecipazione ha contribuito decisamente all’accelerazione delle dinamiche di riforma, in uno stretto e proficuo dialogo con le diverse autorità portuali. La realtà è molto variegata e complessa.

Non sempre è agevole superare il confine del proprio orticello per affrontare le tante questioni che si pongono in una visione davvero di filiera integrata, come sistema portuale nel quale i diversi tasselli sono chiamati a offrire il loro apporto per configurare quell’armonico mosaico che è insito nello stesso concetto di sistema nazionale. Nonostante le difficoltà si sono fatti significativi passi in avanti. Li possiamo riscontrare oggettivamente in una veloce analisi delle dinamiche che troviamo nelle maggiori isole e nelle lunghe dorsali dell’Adriatico e del Tirreno. Pesano le carenze sotto il profilo degli investimenti, dell’organizzazione e anche del coordinamento.

Si stanno comunque avviando a diversi livelli le necessarie iniziative per attivare, a esempio, i necessari flussi di finanziamento, a partire dall’utilizzo dei fondi nazionale e di quelli europei. In primo luogo in quelle realtà portuali che sono intersecate dai corridoi che sono stati definiti nelle strategie europee.

Avanza in proposito la richiesta di poter accantonare, per il sostegno degli investimenti, parte del volume delle risorse Iva che gli organi portuali incassano e devolvono a favore dello Stato. È una richiesta che riteniamo legittima quanto opportuna. Senza investimenti, infatti , non si costruisce quel sistema che abbiamo delineato. Ne valuteremo tutti gli aspetti nelle sedi competenti. Dobbiamo tener conto, nelle nuove dinamiche, delle traiettorie dei corridoi, così come sono stati definiti dall’Unione europea. Penso allo Scandinavo-Mediterraneo, al Mediterraneo e al Baltico­ Adriatico.

Con tre forti e agguerriti competitori italiani: Trieste, Venezia-Chioggia, Genova. È in atto, in queste aree, un robusto e molto impegnativo processo di cambiamento veloce per rispondere , con efficienza, alle nuove grandi sfide che la stessa Via della Seta alimenta.

La nostra organizzazione, in proposito, non è un spettatore, ma è protagonista nel cambiamento, gestisce la quotidianità nella prospettiva del nuovo orizzonte che si è aperto, e nel quale i lavoratori sono partecipi e attivi. Una conferma? Le crescenti adesioni al nostro sindacato. E per concludere un invito ai giovani: guardate pur con interesse alla fisionomia del porto che cambia. Cogliete le dinamiche dei nuovi processi che, per avere successo, hanno bisogno del vostro apporto e del vostro impegno: nel lavoro e nella nostra Fit-Cisl.

*Coordinatore nazionale Fit-Cisl Portualità

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