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Pettorino: «Effetti positivi dalla riforma dei porti» / INTERVISTA

Genova - Giovedì l’ammiraglio assumerà il Comando generale delle Capitanerie di porto italiane. «Giusto ridurre il numero delle Authority. Genova? È stata una grande esperienza formativa».

Genova - Quell’anno passato al comando dell’Autorità portuale di Genova è stato lunghissimo. L’ammiraglio Giovanni Pettorino rispose «obbedisco» alla chiamata di Roma che voleva riassumere in un’unica figura, la sua, la transizione dell’ente orfano di Luigi Merlo che si era dimesso prima della scadenza, verso la riforma, e la Direzione marittima «del primo porto d’Italia». «È stata un’esperienza molto formativa, pensate solo alle grandi personalità del cluster genovese…Qui ci sono i migliori». Doveva rimanerci due mesi su quella poltrona, c’è stato un anno: giovedì ci sarà invece il passaggio di consegne con il contrammiraglio Nicola Carlone. Pettorino andrà a dirigere il Comando generale delle Capitanerie. «Ho passato due splendidi anni a Genova - racconta nella video-intervista realizzata da Beatrice D’Oria per il sito del Secolo XIX - Ricordo che il giorno dello sversamento dell’oleodotto del Polcevera avevo anche un importante comitato portuale. È stato estremamente impegnativo, ma per fortuna è andata bene su entrambi i fronti».

È passato un anno dalla riforma portuale. Possiamo già tracciare un bilancio?
«Ci vuole più tempo per valutarla. Però il primo effetto positivo è che si è ridotto il numero delle Autorità portuali. Forse si potrebbe ridurle ulteriormente, arrivando ad un totale di otto Authority, come si era pensato in un primo momento».

Però la riforma non è solo riduzione del numero degli enti.
«È vero. Pensiamo quel testo come ad un work in progress, con la possibilità di miglioralo ulteriormente. Un altro cambiamento è avvenuto a livello culturale: ora il porto è l’anello della catena logistica che deve essere valutata nel suo insieme. Lo dice il nome stesso imposto agli enti: non sono più solo “portuali”, ma sono diventati di “sistema portuale”».

La Liguria chiede più autonomia per gli scali. È d’accordo?
«Credo che il ruolo del tavolo nazionale di coordinamento sia fondamentale: non deve essere un organismo “sovietico”, ma deve servire a compiere le scelte strategiche».

La Capitaneria è in prima linea sulla sicurezza. Qual è il bilancio del porto di Genova?
«La sicurezza spesso è invisibile rispetto ai grandi volumi di traffico che lo scalo ha ottenuto sino ad oggi, eppure non è meno importante anche sotto il profilo economico. Controlliamo sempre meglio e sempre di più, nonostante il grande numero di navi che arrivano in porto. A Genova arrivano oltre 7 mila navi. Noi facciamo 300 ispezioni ogni anno, ma siamo più efficienti. È grazie al database internazionale che classifica l’unità da ispezionare e ci dice se esistono già delle deficienze».

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