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Città, strade, infrastrutture: servono 100 miliardi per ricostruire l’Iraq / FOCUS

Kuwait City - L’Iraq ha spazzato via lo Stato islamico, proclamato nel 2014 a Mosul dal “Califfo” Abu Bakr al Baghdadi, ma ora è costretto a fare i conti con una devastazione senza precedenti.

Kuwait City - L’Iraq ha spazzato via lo Stato islamico, proclamato nel 2014 a Mosul dal “Califfo” Abu Bakr al Baghdadi, ma ora è costretto a fare i conti con una devastazione senza precedenti, intere città rase al suolo, infrastrutture al collasso e milioni di profughi. Si stima servano almeno 88 miliardi di dollari nel breve periodo: il Kuwait, 30 anni dopo l’invasione irachena targata Saddam Hussein, tira le fila dei Paesi pronti a contribuire all’imponente impegno necessario per rilanciare il Paese. E proprio a Kuwait City si apre domani la Conferenza per la ricostruzione dell’Iraq, co-presieduta dall’Unione Europea.

Più di 70 le delegazioni straniere che parteciperanno al summit, gli Usa saranno rappresentati dal segretario di Stato Rex Tillerson, per l’Italia ci sarà il ministro degli Esteri Angelino Alfano. Presenti anche oltre 1.800 aziende da tutto il mondo. «Dobbiamo essere al fianco dei nostri fratelli iracheni in questo momento decisivo», ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri del Kuwait, Sabah Khalid Hamad al Sabah presentando la Conferenza. Gli organizzatori bollano gli ultimi tre anni della storia irachena come quelli «tra i più devastanti, per la guerra e il livello di violenza, determinati dalla minaccia più pericolosa alla sua esistenza nell’era moderna: i terroristi» dell’Isis. Oltre 18.000 i morti, soprattutto civili, 36mila i feriti.

Le immagini satellitari mostrano senza filtri le devastazioni a Mosul (un tempo la seconda città irachena), Falluja, Tikrit e Ramadi, per non parlare delle città letteralmente sbriciolate, in una guerra micidiale che l’Iraq ha vinto grazie all’intervento militare della Coalizione anti-Isis a guida Usa, costretta a sganciare sulle roccaforti jihadiste tonnellate di bombe. Gli sfollati sono 5 milioni, mentre il numero di coloro che hanno bisogno di assistenza umanitaria sfonda il tetto degli 11 milioni, quasi il 30% della popolazione. Servono strade, ponti, case, ospedali, edifici amministrativi, banche. Per non parlare dei settori strategici, come quelli dell’industria e del commercio, dell’energia, quello petrolifero e della finanza.

Nel suo barbaro delirio, l’Isis non ha risparmiato neppure i siti archeologici millenari, i templi dei “miscredenti”, addirittura i musei. La Conferenza ha l’obiettivo di lanciare un programma di ricostruzione articolato su cinque pilastri: la governance, la riconciliazione, lo sviluppo sociale, quello economico, le infrastrutture. Il summit si concluderà mercoledì con una cerimonia ufficiale al palazzo Bayan, davanti all’emiro del Kuwait, Sabah Al Ahmad Al Sabah, al capo della diplomazia europea, Federica Mogherini, al premier iracheno Haidar al Abadi e al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

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