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Ravenna, sì all’Hub da 500 mila teu / INTERVISTA

Ravennac - Il presidente Rossi: «La capacità aumenterà del 40 per cento». In arrivo un impianto di trattamento dei fanghi per smaltire il materiale di escavo dei fondali.

Ravenna - Il Cipe ha approvato il progetto Hub del porto di Ravenna, che prevede l’approfondimento dei fondali (a -12,5 metri nella prima fase e a -14,5 nella seconda), una nuova banchina per i container di 1.000 metri nel terminal Sapir e il rafforzamento di 6.500 metri di banchina già esistente, la realizzazione di aree logistiche su 200 ettari. L’investimento della prima fase è di 235 milioni di euro, ma le risorse attivate da questo progetto, fra opere aggiuntive e investimenti privati, arrivano a 500 milioni. La decisione è stata accolta con soddisfazione da Daniele Rossi, che da dicembre 2016 è presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centro-settentrionale.

Come è stata applicata la riforma a Ravenna?
«Ha funzionato subito bene e reso più efficiente il processo amministrativo. A Ravenna gli organi dell’Authority erano completi e funzionanti già dopo tre mesi. Non abbiamo avuto le problematiche di altre Autorità di sistema rimaste con organi vacanti perché c’è stata un’ottima collaborazione fra le istituzioni. E’ importante la riduzione dei membri del Comitato di gestione a tre, oltre al presidente. E’ un organo dinamico, veloce, facile da gestire, che si riunisce almeno una volta al mese, composto per legge da persone competenti».

Quale sarà il futuro del porto?
«Tutte le iniziative sono mirate a consolidare il core-business. Ci concentriamo sulle tipologie di merce in cui storicamente Ravenna è leader in Italia, come rinfuse e traghetti. Al tempo stesso la recente approvazione da parte del Cipe del progetto Hub ci consente di tenere conto di altre tipologie, come i container. Ci sono spazi di crescita importanti, anche se non sulla stessa scala dei nostri vicini Venezia e Trieste. Grazie a nuovo terminal, fondali e aree logistiche, intendiamo aumentare il traffico del 30-40 per cento, da 220 mila a 4-500 mila sul lungo periodo. Poi puntiamo sui servizi, cioè sulle aree logistiche collegate alla due nuove stazioni ferroviarie. Metà dei 200 ettari sarà gestita direttamente dal terminalista Sapir, l’altra metà sarà urbanizzata dall’Authority e messa a disposizione di chi lo richiederà. Entrambe le aree sono a ridosso delle banchine e non richiederanno movimento di merci fuori dalla cinta portuale».

Che ruolo gioca l’intermodalità ferroviaria?
«La ferrovia è un’opportunità di sviluppo per il sistema ravennate: oggi incide per il 13 per cento dei volumi movimentati, ma ci sono grandi opportunità di crescita. Noi abbiamo investito circa 30 milioni di euro con Rfi per il sistema ferroviario. Anche per le rinfuse puntiamo sempre di più sul treno. Altri investimenti, non compresi nel progetto approvato dal Cipe, riguardano il rifacimento delle banchine extra-canale, per circa 50 milioni».

E i traghetti?
«Abbiamo intenzione di valorizzare la società T&C, di proprietà dell’Authority, che gestisce i rotabili in porto. Vogliamo aumentare il numero di approdi, perché l’anno scorso abbiamo dovuto lasciare a terra molti rimorchi».

Ravenna vuole puntare sul gas naturale liquefatto?
«Un nuovo deposito costiero verrà realizzato insieme da Pir della famiglia Ottolenghi e da Edison, che investono 70 milioni per il nuovo deposito costiero e altri 70 milioni per renderlo funzionale, ad esempio con nuove bettoline. Il deposito è stato approvato dalla conferenza dei servizi e sarà pronto in 2 anni. Dal 2021 entrerà in vigore anche in Italia la direttiva sulle emissioni delle navi. E’ assodato che il gnl è la soluzione più efficace per ridurle. Il porto di Ravenna è il primo in Italia a dotarsi di un deposito costiero, che renderà lo scalo appetibile per le compagnie. Chi verrà a fare rifornimento utilizzerà anche i servizi del porto. Altro progetto strategico è l’impianto per il trattamento dei fanghi da escavo, anche questo unico in Italia. Il nostro modello è quello di Anversa, che può trattare un milione di metri cubi di materiale. Il nostro sarà più piccolo, da circa 500 mila metri cubi».

Perchè avete fatto questa scelta?
«L’impianto serve perché la manutenzione periodica del porto prevede l’escavo dei fondali. Il problema di tutti i porti è che cosa fare dei materiali di risulta. L’impianto purifica il materiale e lo rende compatibile con l’uso civile. Assegneremo il contratto di costruzione entro il 2018 e entro 2-3 anni verrà realizzato».

Il rientro di Ravenna nell’alleanza Napa è stato positivo?
«Siamo rientrati in Napa con una cerimonia a cui ha partecipato il coordinatore del corridoio europeo Baltico-Adriatico, Kurt Bodewig. E’ un’alleanza fortemente voluta dall’Unione europea perchè consente di realizzare progetti di paesi diversi. Per noi è un luogo di confronto e analisi dove condividere problemi e proposte per l’Alto Adriatico».

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