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«Sul caso-riso si può fare più lobby in Europa» / Q&A

Genova - Matteo Salvini rilancia. Porti chiusi alle navi cariche del riso asiatico che ha messo in crisi quello italiano. Ma si può fare veramente? Il parere di un esperto: Manlio Marino, amministratore delegato della Parodi Forwarding, casa di spedizione specializzata nel settore alimentare

Genova - Matteo Salvini rilancia. Porti chiusi alle navi cariche del riso asiatico che ha messo in crisi quello italiano. Ma si può fare veramente? Il parere di un esperto: Manlio Marino, amministratore delegato della Parodi Forwarding, casa di spedizione specializzata nel settore alimentare.

In quali porti arriva il riso dall’Asia?
«Il riso cui fa riferimento Salvini è quello di tipologia comune proveniente da Cambogia e Birmania, su cui è in vigore una politica daziaria europea di favore, che ha depresso i prezzi. Il riso arriva in sacchi dentro container, nei principali porti del Nord Italia: Genova e La Spezia in primis, che servono le grandi riserie italiane».

L’Italia può bloccare i porti?
«No, però ha altri strumenti. Può ad esempio alzare il livello dei controlli, anche se in questo campo siamo già il Paese con i protocolli più rigidi dell’Ue: non esiste carico di riso in importazione che non sia sottoposto almeno, e dico almeno, a un controllo documentale. Ma se anche così fosse, va ricordato che la merce trova sempre la sua strada: per arrivare in Italia, il riso potrebbe passare dai porti olandesi o tedeschi, che in tema di controlli sui generi alimentari hanno maglie molto più larghe dei nostri. E una volta entrato da qualunque punto del confine comunitario, il riso può raggiungere ogni punto d’Europa. L’Italia può però agire a livello politico, e probabilmente le agevolazioni sull’import di riso comune sono anche derivate dalla mancanza almeno sin qui di una lobby forte a Bruxelles».

Quali sono i Paesi dai quali l’Italia compra riso comune?
«Oltre a Cambogia e Birmania abbiamo India, Bangladesh e Thailandia. Curiosità: il riso cinese praticamente non esiste. È interamente assorbito dai consumi interni».

E l’Italia potrebbe essere autosufficiente?
«Riguardo al riso comune, teoricamente sì. Il problema è che le guerre hanno fatto perdere all’Italia i principali Paesi in cui esportava, a partire da Siria e Iraq. Poi il gioco dei prezzi - non dimentichiamo che il riso è quotato in una Borsa ad hoc - lo ha ulteriormente penalizzato: oggi può capitare che vengano comprate partite di riso dall’estero per essere riesportate, mentre il riso italiano rimane al produttore».

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