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Carne, gli scandali azzoppano il Brasile / FOCUS

Genova - Troppi controlli sull’import, l’Italia cerca nuovi fornitori di pollame. Polonia in testa.

Genova - Importare in Italia e in Europa carne di pollo dal Brasile, Paese che fino a ieri ne era il principale allevatore e distributore al mondo, è ormai un’impresa per pochi coraggiosi. «Un’impresa anti-economica», dice François Tomei, direttore generale di Assocarni, l’associazione industriale italiana del settore. «Il Brasile, per questa tipologia di prodotto, non è più un fornitore interessante».

La svolta risale a due mesi fa, quando la Commissione europea ha vietato le importazioni di pollame da venti allevamenti brasiliani, in questo modo bloccando il 35% delle esportazioni di carne avicola da Rio de Janeiro al Vecchio continente. La decisione è arrivata dopo che una trafila di scandali ha minato la credibilità di due dei principali allevatori industriali del paese latinoamericano, Jbs e Brf. Una storia di tangenti versate agli ispettori sanitari, riconfezionamenti di carni scadute e abusi di additivi potenzialmente dannosi. Jbs è il più grande esportatore di manzo nel mondo, Brf il suo equivalente per il pollo.

Le sanzioni dell’Unione europea si sono concentrate su quest’ultima, perché è lì che, come ha precisato la Commissione europea, le indagini hanno evidenziato “carenze nel sistema di controllo della qualità”. Dei 20 stabilimenti depennati da Bruxelles, 12 fanno capo alla Brf.

La decisione però pesa su tutta la carne da pollo che arriva dal Brasile. Come spiega Tomei, da due mesi tutto il pollame brasiliano, al suo sbarco in Italia, è sottoposto a controlli veterinari che prima venivano effettuati a campione. «I tempi di sosta si sono enormemente allungati, e con loro i costi: circa 200 euro al giorno per container; e sono costi a carico dell’importatore». La rinuncia alla carne bianca brasiliana per l’Italia non è, tuttavia, drammatica. «Nella produzione avicola l’Italia è praticamente autosufficiente. I polli che troviamo in macelleria sono italiani. Quelli brasiliani erano destinati al circuito della ristorazione, che ora si rivolgerà ad altri fornitori».

La Polonia su tutti, verosimilmente; lì è accaduto il contrario di quanto profetizzavano i contadini, che nei primi anni Duemila si opposero all’ingresso nell’Unione europea perché temevano un’invasione di beni agricoli dagli altri Stati membri. Entrati nell’Ue, i contadini polacchi hanno avuto accesso ai fondi della Politica agricola comune e li hanno spesi bene. «Nel caso della carne bovina, poi, hanno fatto passi enormi», dice Tomei. «Hanno ricostruito e aumentato il loro patrimonio di bestiame, e oggi la loro carne è di alta qualità». Prova ne è che nel 2017, per la prima volta, la Polonia ha superato la Francia nella classifica degli esportatori di carne bovina verso l’Italia.

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