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La Guardia costiera: «Le navi in zona libica prendano contatti con Tripoli»

Roma - I barconi carichi di migranti che si trovano in area Sar (Search and rescue) libica, se lanciano un Sos, devono essere soccorsi dalle autorità libiche, non italiane, ed è a loro che tutte le navi che si trovano nella zona debbono rivolgersi.

Roma - I barconi carichi di migranti che si trovano in area Sar (Search and rescue) libica, se lanciano un Sos, devono essere soccorsi dalle autorità libiche, non italiane, ed è a loro che tutte le navi che si trovano nella zona debbono rivolgersi per il coordinamento di un loro eventuale intervento. Sarebbe la procedura standard, ma mentre non accennano a placarsi le polemiche sul tema non è casuale che la Guardia costiera italiana abbia inviato un «messaggio circolare» di contenuto tecnico operativo rivolto a tutte le unità navali in grado di intervenire nella zona interessata, proprio per ribadire che il problema, in questi casi, è di Tripoli e non di Roma. Concetto confermato anche dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta: «Se parliamo della tratta di mare che è vicina alla Libia, che è stata delimitata e che noi chiamiamo area Sar - ha chiarito - è competente la Guardia costiera libica che, tra l’altro, à stata formata dalla nostra Guardia costiera per svolgere questo compito e ha tutte le capacita e, in questo momento, anche i mezzi per poterlo fare».
Mezzi che potrebbero anche essere potenziati: il governo, ha annunciato Trenta, sta studiando «la possibilità di donare altri mezzi e altro equipaggiamento per potenziare l’attività della Guardia costiera libica, perché quello che e importante è che i libici siano in grado di controllare il proprio territorio».

Intanto sul Mediterraneo è un’altra giornata di passione: la nave portacontainer Alexander Maersk, battente bandiera danese, è in rada a Pozzallo (Ragusa), con oltre cento migranti a bordo, e attende istruzioni dal Centro di coordinamento della Guardia costiera di Roma su dove sbarcare le persone soccorse in mare dalla ong tedesca Lifeline, secondo cui i migranti soccorsi dalla Maersk erano stati almeno per 30 ore a bordo del gommone con il quale sono partiti dalla Libia. Durante la lunga attesa cinque persone sono state evacuate per esigenze mediche: si tratta di una donna incinta all’ottavo mese, trasferita assieme al marito, una bambina di 8 anni fortemente disidratata e la mamma con un fratellino di 2 anni, tutti provenienti dal Sudan. Mentre in Sardegna è stato intercettato nella notte un barchino con cinque algerini a bordo, a circa 30 miglia a sud di Sant’Antioco, dopo la segnalazione di un peschereccio. Un altro intervento col salvataggio di altri 10 algerini è stato effettuato dal mezzo del gruppo aeronavale delle Fiamme Gialle dopo l’avvistamento da parte di un elicottero.

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