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Palermo, rilancio da 180 milioni

Palermo - Quando all’inizio dell’intervento Gianfranco Miccichè, presidente dell’assemblea siciliana, spiega «di essere molto spaventato, da palermitano, perché al ministero chi si è occupa di porti è un sottosegretario genovese», tutti capiscono che il convegno stava prendendo una piega poco istituzionale

Palermo - Quando all’inizio dell’intervento Gianfranco Miccichè, presidente dell’assemblea regionale siciliana, spiega «di essere molto spaventato, da palermitano, perché al ministero chi si è occupa di porti è un sottosegretario genovese», tutti capiscono che il convegno organizzato da Pasqualino Monti, presidente del porto di Palermo, stava prendendo una piega poco istituzionale. Edoardo Rixi, l’uomo di governo oggetto delle battuta del politico siciliano, comincia a friggere. Poi Micciché esalta il progetto di un mega terminal contenitori, idea di Eurispes, che garantirebbe a Palermo tra gli 11 e i 40 milioni di teu. L’apice lo raggiunge quando spiega che un container «paga 800 dollari di tasse» e che quella mega piattaforma potrebbe portare più lavoro del piano delle crociere che nelle due ore precedenti Pasqualino Monti aveva illustrato con tanto di video e lista degli investimenti.

A quel punto Rixi si alza e ne nasce un siparietto in cui il sottosegretario leghista demolisce il progetto di un terminal contenitori a Palermo con una capacità minima superiore a quella di tutti i porti italiani: «Non possiamo devastare le coste per progetti che non hanno un traffico garantito - ha spiegato il sottosegretario -. Peggio ancora se hanno in mente un hub di transhipment: pensate ai guai di Gioia Tauro che peraltro sarebbe vicinissimo alla nuova piattaforma».


ROTTA SULLE CROCIERE
La trasformazione cui pensa Monti è tutta rivolta ai passeggeri: «Ricominciamo - dice dal palco il numero uno dello scalo di Palermo annunciando l’approvazione del piano regolatore -. La situazione che è ho trovato era difficile, ma ora abbiamo una vision per trasformare lo scalo». Sul piatto ci sono circa 30 milioni euro per il restyling della Stazione Marittima e della tensostruttura provvisoria che accoglie oggi i crocieristi. Ci sarà poi un nuovo terminal passeggeri e ro/ro che per ora è nel rendering ma su cui puntano anche gli operatori. In totale 180milioni: «Siamo pronti a investire su Palermo – spiega Achille Onorato, amministratore delegato di Moby -. Abbiamo puntato molto su Catania e quando alla fine del 2018 arriveranno le due nuove navi da 4.100 metri lineari, le sposteremo sulle rotte che toccano quel porto. Nel capoluogo vogliamo investire e siamo interessati al nuovo terminal che Monti vuole realizzare». Le compagnie crocieristiche sono pronte a fare la propria parte: «Ma i nuovi progetti del’Autorità portuale sono il minimo - dice Gianni Onorato, direttore generale di Msc crociere -Servono anche i servizi, oltre alle banchine. Valutiamo tutti gli investimenti e anche questo del presidente Monti». Msc dunque crede nella rivoluzione palermitana sulle crociere e anche Royal Caribbean e costa crociere valutano positivamente la svolta: «Le compagnie hanno un disperato bisogno di banchine e Palermo può svolgere un ruolo importante nel settore» ha detto Karina Santini.


FINCANTIERI
Uno dei nodi che deve sciogliere Monti è sui bacini di Fincantieri: «Spero non se ne avrà a male Giuseppe Bono (numero uno del gruppo, ndr) ma prima di batterci per gli oltre 80 milioni di euro che servono per i cantieri, vorrei sapere se l’azienda ha un piano industriale. Voglio sapere cioè se esiste un piano perchè i bacini tornino a costruire navi. Quando Fincantieri ci farà capire quale programma ha in mente, allora andremo a Roma a batterci per i finanziamenti».


TAGLIANDO ALLA RIFORMA DELRIO
Ammette Rixi, che almeno tre aspetti della legge portuale di Delrio devono essere cambiati: «I dragaggi - spiega il sottosegretario ai Trasporti - perché le norme non hanno facilitato come si proponevano, ma anzi hanno complicato. Poi la governance nel rapporto tra città e scali. Infine la convivenza nelle Autorità di sistema interregionali tra i diversi scali: Gioia Tauro e Messina mi sembra siano un esempio indicativo che qualcosa non funziona». Rixi vorrebbe mantenere autonome le due Autorità, ponendo fine al commissariamento. E poi la voglia di autonomia della Liguria: «È giusto che parte del gettito dei porti rimanga sul territorio. Ne parleremo con i presidenti di regione».

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