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Cozzani (Gip): «Il Far East è fondamentale per i nostri porti»

Genova - Gip guarda all’esempio delle banchine nord-europee, puntando sul fronte della qualità e della sicurezza.

Genova - Gip, società che gestisce due grandi terminal container a Livorno (Terminal darsena Toscana) e a Genova (Sech), ha compiuto nel febbraio 2017 una scelta importante, passando da una gestione familiare a quella di grandi fondi internazionali. Le quote di Luigi Negri sono passate ai fondi Infracapital e Infravia. Questo passaggio ha aperto nuove prospettive, come spiega il direttore marketing di Gip, Massimiliano Cozzani.

«Una novità portata dall’arrivo dei fondi - spiega il manager - è stata la volontà di far parlare con la stessa voce due terminal che prima dialogavano poco fra loro. Abbiamo creato quattro funzioni comuni (marketing, finanza, progetti speciali, procurement) da cui dipendono a cascata altri gruppi di lavoro. I fondi hanno una visione di lungo periodo».

Quali sono le priorità?

«La nuova proprietà sta puntando moltissimo sulla sicurezza, tanto che sta per partire una campagna interna alla società per rafforzare la sensibilità su questo tema, già centrale per la precedente gestione. La campagna è stata affidata a un’agenzia esterna. Per i soci la sicurezza è essenziale, forse anche per il loro dna assicurativo. Rispetto a questo obiettivo non si fanno distrarre neanche da preoccupazioni di performance. La sicurezza era già in primo piano durante i due open day che abbiamo fatto nel terminal di Genova a maggio e in quello di Livorno a settembre scorsi».

I sindacati europei temono che il modello produttivo del Far East porti una minore attenzione per i lavoratori anche in Europa, sull’onda del progetto cinese di Nuova via della seta. I terminal dell’Asia per voi sono un modello?

«Il nostro modello sono i porti dell’Europa settentrionale. Il Far East è una nebulosa variegata, dove si trovano Corea del Sud, Cina, Taiwan. I porti muovono grandi quantità di merce, ma per noi il riferimento è il Northern Range europeo. Dobbiamo essere pronti nel modo migliore, da un punto di vista commerciale e tecnico, per accogliere ogni tipo di traffico. Noi guardiamo alle best practice del settore con la presunzione di conoscere bene quelle della sicurezza. Già in passato abbiamo ottenuti risultati record nella riduzione degli infortuni. Il terminal Tdt è stato il primo in Italia a avere il certificato Aeo, il Sech il secondo. Questo certificato è uno stimolo continuo a lavorare meglio».

La nuova proprietà di Gip ha modificato il modo di lavorare all’interno dei terminal?

«Il reale cambiamento arriva dalle scelte dei clienti, le compagnie marittime. Viviamo in una situazione liquida, in un mondo in cui il cambiamento accelera. Le grandi alleanze fra armatori hanno cambiato i rapporti, meno filtrati dalle agenzie marittime locali, più spersonalizzati. Il numero dei clienti è diminuito, la loro dimensione è aumentata, mentre le compagnie di dimensioni medio-piccole ci sono ancora, ma stanno sparendo. La pressione da parte delle grandi compagnie è per ottenere il servizio migliore al costo minore. Noi vogliamo dare il servizio migliore con la sicurezza maggiore».

A Livorno e a Genova sono in progetto due importanti opere, rispettivamente la Darsena Europa e Calata Bettolo. In questa situazione fluida, da parte vostra l’interesse per quelle opere rimane lo stesso?

«I nostri soci sono interessati. I tempi per la Darsena Europa sono diventati più sicuri e Tdt vuole partecipare a questo progetto che vede come il proprio futuro naturale. A Genova il Consorzio Bettolo, di cui Gip è socio, ha firmato quest’estate la concessione per la futura Calata Bettolo. Aspettiamo che vengano compiute le opere propedeutiche, con il rafforzamento delle banchine e l’impianto di bitte adeguate alle navi di ultima generazione. Si tratta comunque di aspettare ancora qualche anno prima che arrivi la prima nave».

Più aree disponibili significa necessità di sviluppare maggiori traffici, che oggi è soprattutto il Far East a produrre. Come giudicate il progetto cinese di Nuova via della seta (Bri, Belt and Road Initiative)?

«In questo periodo, per le strategie mutevoli delle alleanze, non ospitiamo servizi da e verso il Far East, ma presto ritorneranno. Bettolo nasce proprio per questo tipo di traffici. Per quanto riguarda l’iniziativa Bri, non è chiara la strategia di fondo della Cina. L’obiettivo è facilitare il trasporto delle merci cinesi via terra e via mare, ma sta a noi operatori incanalare quei flussi all’interno delle strategie che sta portando avanti l’Unione europea. Penso ai corridoi transeuropei. La Cina finora si è mossa per i traffici di trasbordo, come al Pireo, mentre Genova e Livorno sono piuttosto porti gateway che, quando saranno dotati di infrastrutture adeguate, potranno contendere la merce anche ai porti dell’Europa settentrionale».

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