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«Porti adriatici, potenzialità immense» / INTERVISTA

Fuochi: «Rappresentano la via preferenziale per accogliere le navi che via Suez provengono dal Far East».

Quali sono oggi le potenzialità del bacino adriatico? «Dal 2008 al 2016 i porti del Napa (Trieste, Venezia, Ravenna, Capodistria, Fiume) hanno visto un aumento di +30% delle merci e dell’80% dei traffici container, l’area, che include anche Ancona, Bari, Taranto, è un fattore di grande crescita per il nostro Paese e con enormi potenzialità - dice Riccardo Fuochi, presidente del Propeller Club Milano -. Tutti i porti dell’Adriatico rappresentano infatti la via preferenziale per accogliere le navi che via Suez provengono dall’Estremo Oriente con merci dirette al Centro Europa e Europa Centro Orientale. Poi vi è lo sviluppo dell’Africa che creerà, soprattutto nell’area subsahariana, nuovi mercati e quindi notevoli aumenti dei traffici anche per l’Adriatico».

Quali sono le conseguenze delle tensioni geopolitiche internazionali sullo sviluppo dell’area?

«Non credo molte. È vero che il clima di incertezza finanziaria determinato dell’inasprimento delle relazioni politiche e commerciali fra Stati Uniti e Cina, può rallentare se non limitare in qualche caso gli investimenti delle aziende, ma il commercio va avanti lo stesso e trova nuovi mercati: la Cina ha ad esempio sta accelerando la creazione del RCEP, più grande accordo di libero scambio del mondo, che vede 16 Paesi del gruppo ASEAN). Il RCEP raggrupperà i 10 membri ASEAN più Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda e coprirà circa metà della popolazione mondiale e un terzo del suo PIL. Di fatto il protezionismo Usa spinge la Cina ad occupare mercati alternativi e l’Adriatico può sicuramente trarne vantaggi».

Che cosa pensa del progetto cinese della nuova Via della Seta?

«Anche dalla recente missione del Propeller Nazionale a Singapore è emerso chiaramente come la nuova Via della Seta oggi è molto più di una grande azione di sviluppo infrastrutturale, è un’iniziativa win-win, promossa dalla Cina (ma non esclusivamente cinese) e da ormai 100 paesi, per promuovere la prosperità di tutti gli attori coinvolti. L’attenzione iniziale su trasporti, energia e telecomunicazioni è oggi accompagnata da crescenti investimenti nei settori manifatturiero e industriale, nonché turistico, culturale e finanziario. E, oltre all’incremento del commercio di cui si parla ampiamente, il turismo è uno dei settori che potrà avere moltissimi benefici. L’Italia ha un’offerta unica al mondo e in Adriatico oltre, ovviamente, Venezia, vi è un ricchissimo patrimonio turistico e culturale fra Emilia, Romagna, Marche e Puglia che può beneficiare in modo straordinario dell’aumento dei flussi di persone che si sta determinando e che sicuramente nei prossimi anni proseguirà a doppia cifra».

Quali sono le strategie per sviluppare il ruolo dell’Adriatico nei traffici marittimi mondiali?

«In primis, cogliere appieno i benefici dell’aumento delle rotte con l’Asia, e per questo è auspicabile che ogni scalo punti sulla propria specializzazione e che a livello di sistema si sviluppino sinergie basate sulla complementarietà fra porti. Poi c’è il grande tema delle infrastrutture: per ogni singolo porto bisogna identificare e realizzare quelle prioritarie, in tempi brevi e certi (fondali, capacità, banchine, aree logistiche, collegamenti stradali e ferroviari). Vorrei poi fare un accenno agli operatori ed in particolare ai fornitori di servizi di logistica e spedizioni, Bisognerà tener conto che nel medio e lungo periodo le compagnie marittime offriranno sempre più servizi di questo tipo. Per i piccoli e medi operatori, occorre unire le forze, diversificare specializzandosi in nicchie di mercato a valore aggiunto e soprattutto lavorare sull’innovazione tecnologica. Questo, ovviamente, vale sia per l’Adriatico che in generale».

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