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Scoperto traffico di rottami nel porto di Genova

Genova - Ancora una volta il porto di Genova finisce sotto la lente degli inquirenti. I carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Genova hanno posto l’attenzione sul commercio internazionale e illegale di rifiuti attraverso veicoli privati

Genova - Ancora una volta il porto di Genova finisce sotto la lente degli inquirenti. Dopo che la Direzione nazionale antimafia ha evidenziato come lo scalo abbia soppiantato quello di Gioia Tauro per il traffico di stupefacenti, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Genova hanno posto l’attenzione sul commercio internazionale e illegale di rifiuti attraverso veicoli privati. Macchine e furgoni di cittadini stipati di Raee, i rifiuti tecnologici, e pezzi di veicoli rottamati. Nelle ultime due settimane sono state sette le persone denunciate, provenienti da diverse regioni italiane, che hanno cercato di imbarcarsi con auto piene di rifiuti proprio a Genova, sui traghetti diretti in Marocco. «Li acquistiamo a poco prezzo e li rivendiamo», hanno raccontato una volta fermati. Mettendo in luce un commercio di cui beneficiano probabilmente anche coloro che si liberano di quegli oggetti. E che risparmiano sui costi di smaltimento. In totale sono stati sequestrati 20 quintali di rifiuti.

SOCIETÀ NEL MIRINO

È l’ultima indagine aperta dal Noe nel 2018. Un anno in cui i carabinieri coordinati dal maggiore Andrea Pietracupa si sono concentrati in primo luogo sulle società che gestiscono rifiuti. Ne hanno controllate 106, di cui 43 in provincia di Genova, 21 a Savona, 20 a La Spezia e 22 a Imperia. Sommando altre tipologie di società, si arriva a un totale di 167. Con 39 denunce penali e 12 violazioni amministrative riscontrate. «I reati penali contestati riguardano in primo luogo il superamento dei quantitativi di rifiuti stoccabili in un sito - spiega Pietracupa -. C’è l’assenza o malfunzionamento degli impianti di bagnatura di rifiuti polverosi e il mancato rispetto di quello che si chiama layout aziendale». Dietro quest’ultima dicitura si nasconde un aspetto molto importante: «Per intenderci, la mappa di un sito di stoccaggio di rifiuti, che dice cosa va in un posto e cosa in un altro», spiega ancora Pietracupa.

A circoscrivere ancora di più questo genere di violazioni è il generale di brigata Maurizio Ferla, comandante dei carabinieri tutela ambientale, ieri in visita a Genova: «Può significare la commistione di tipologie di rifiuti diversi. Posso anche differenziare, ma se poi li deposito nello stesso posto, lo sforzo è vanificato». Ciò non significa, sia chiaro, che la raccolta differenziata a Genova e in Liguria sia stata messa in discussione dal Noe. Ma alcuni casi da approfondire in società minori ci sono.

«La stazione appaltante di norma non si interessa della fine del ciclo dei rifiuti, di dove vengano effettivamente portati e se venga rispettato quanto pattuito nella gara d’appalto - dice Ferla - Credo sarebbe necessario cercare di responsabilizzare le stazioni da questo punto di vista. Nei prossimi mesi se ne parlerà a livello nazionale».

L’EMERGENZA INCENDI

Ferla ieri ha incontrato il procuratore capo Francesco Cozzi, il procuratore aggiunto e coordinatore del gruppo di pm che si occupano di reati ambientali Paolo D’Ovidio, e il generale di divisione Paolo Nardone, comandante della Legione Liguria: «Indaghiamo sugli incendi dolosi di rifiuti negli impianti, come quelli di Milano», dice Ferla. Un’emergenza nazionale. «Il 47,5% dei roghi si ha nei siti del nord. Questo perché molte regioni del sud portano qui i rifiuti, non avendo impianti per chiudere il ciclo sul proprio territorio. Termovalorizzatori, siti di stoccaggio e biostabilizzazione. Fra le regioni non attrezzate però c’è anche la Liguria, che porta rifiuti in Piemonte e Lombardia». La Liguria è a rischio da questo punto di vista? «L’unico incendio grave quest’anno è stato quello della Fg Riciclaggi di Cairo Montenotte - dice Pietracupa - Non si può dire sia un’emergenza, ma serve vigilare». Quello dei rifiuti resta terreno fertile per la criminalità organizzata. «Non solo però - spiega Ferla - Ci sono imprenditori senza scrupoli che lucrano sullo smaltimento senza avere a che fare con la criminalità».

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