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“Guerra” dei porti, esplode il duello commerciale Iran-Pakistan

Teheran - Lo scorso mercoledì 13 febbraio, un gruppo di estremisti sunniti ha attaccato il sud-est dell’Iran causando la morte di 27 membri del corpo dei Pasdaran: per gli esperti è una nuovo atto della guerra commerciale in Asia occidentale.

Teheran - Lo scorso mercoledì 13 febbraio, un gruppo di estremisti sunniti ha attaccato il sud-est dell’Iran causando la morte di 27 membri del corpo dei Pasdaran: per gli esperti è una nuovo atto della guerra commerciale in Asia occidentale, che si combatte tra i due porti di Chabahar e Gwadar, rispettivamente in Iran e Pakistan, e sostenuti rispettivamente da India e Cina. Per gli analisti, quello tra i due scali marini che la spunterà potrebbe letteralmente cambiare la geopolitica e l’economia della regione. Il bus che portava militari del corpo della guardie della rivoluzione islamica è stato fatto saltare in aria da un pick-up riempito di esplosivo sull’autostrada Khash-Zahedan.

Il 17 febbraio, il governo iraniano ha convocato al ministero degli esteri l’ambasciatore pachistano, denunciando il fatto che i terroristi di Jaish-ul-Adl, il gruppo estremista sunnita autore dell’attentato, si erano ritirati in suolo pachistano dopo l’azione terroristica. Il presidente del Parlamento, Ali Larijani, ha dichiarato che nonostante il pieno rispetto per il Pakistan, non assolvere alla propria responsabilità nei confronti di fatti del genere, abbasserà in maniera decisiva il livello delle relazioni bilaterali. Meno diplomatico il tono del comandante dei Pasdaran, Mohammad Alì Jaafarì, che ha accusato i servizi pachistani di aver dato sostegno ai terroristi, promettendo vendetta. In queste ore è in Pakistan il principe ereditario saudita Muhammed bin Salman, che ha firmato lucrosi accordi di cooperazione con Islamabad; è possibile che chiudere un occhio sull’attività di Jaish ul Adl, che colpisce l’acerrimo nemico dei sauditi, l’Iran, sia ciò per cui il Pakistan è stato premiato da Riad con 20 miliardi di accordi e di aiuti.

L’India ha ampliato ed attrezzato il porto iraniano di Chabahar, che si affaccia sull’Oceano indiano, per usarlo come hub, per il trasporto di merci in Afghanistan.
La rotta da e per l’Afghanistan è già ampiamente funzionante ed ha permesso all’India di tagliare fuori dal commercio con l’Afghanistan il suo rivale, il Pakistan. Passando attraverso l’Iran centrale, poi, l’India sogna di poter raggiungere il Caucaso, la Turchia e l’Europa; in tutto l’affare, l’Iran spera in primo luogo di risvegliare l’economia delle sue regioni povere del sud-est e nella seconda fase, dare un forte impulso alle proprie casse. Ma questo manda su tutte le furie il Pakistan, che vede in declino l’importanza del suo porto, quello di Gwadar, peraltro frequentato dai cinesi. Secondo Morad Kaviani Rad, docente di geopolitica della Khawrazmì University, al Pakistan non dispiace che il sud-est iraniano e la zona attorno a Chabahar divenga insicura; quindi magari chiude un occhio sulle attività terroristiche anti-iraniane; e in cambio riceve pure l’appoggio di Arabia Saudita e Stati Uniti.

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