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Gli imprenditori genovesi dicono sì all’accordo con i cinesi / IL CASO

Genova - La Cina non fa paura agli operatori portuali e marittimi genovesi, che seguono ormai da cinque anni gli sviluppi delle politiche di Pechino sul fronte della Nuova via della seta e ne hanno imparato a soppesare pregi e difetti, sia economici che diplomatici.

Genova - La Cina non fa paura agli operatori portuali e marittimi genovesi, che seguono ormai da cinque anni gli sviluppi delle politiche di Pechino sul fronte della Nuova via della seta e ne hanno imparato a soppesare pregi e difetti, sia economici che diplomatici.

«Quando guardiamo a Stati Uniti e Cina - ragiona Giampaolo Botta, direttore generale della Spediporto, l’associazione degli spedizionieri genovesi - ci troviamo di fronte a due potenze che registrano crescite rispettivamente del 4% e del 6% del prodotto interno lordo, pur con i problemi interni e i rallentamenti degli ultimi tempi. Due potenze che però in campo internazionale hanno fatto scelte opposte: gli Usa facendo mezzo passo indietro verso l’Europa, la Cina facendone uno in avanti. L’asse privilegiata del traffico marittimo globale è tra Asia ed Europa, e i traffici tra Medio ed Estremo Oriente oggi sono quelli che crescono di più insieme a quelli intra-asiatici. La via della Seta terrestre passa invece per l’Asia centrale, dove ci sono economie emergenti che proprio in questi anni si stanno aprendo alle esportazioni italiane. Un operatore logistico deve essere presente dove crescono i flussi di merce, e quindi da questo punto di vista la Via della seta per noi è un’opportunità» dice Botta, che apre anche al progetto dell’Autorità di sistema portuale Genova-Savona di avviare una società partecipata insieme al colosso delle costruzioni cinese Cccc: «Genova non fa che seguire una tendenza che si riscontra presso tutti i grandi porti, che devono misurarsi con soggetti economici sempre più forti, e sono quindi spinti a uscire dai vecchi schemi istituzionali per poter creare alleanze e assi di business privilegiati: in questo senso è di esempio l’attivismo dell’Autorità portuale di Rotterdam» che dal 2015 ha un accordo strategico con Bank of China, e più recentemente si è mossa per acquisire partecipazioni dirette in alcuni scali dell’America Latina.

Sulla stessa linea Alberto Banchero, presidente degli agenti marittimi genovesi, il quale però specifica: «La Cina è un’opportunità, che però bisogna ovviamente saper sfruttare. Con un partner così forte, è necessario delimitare bene i confini dell’alleanza, per tutelare al meglio i nostri interessi. Oltre all’aumento dell’interscambio commerciale - prosegue Banchero - l’opportunità dalla Cina deriva appunto dal rafforzamento del flusso degli investimenti cinesi. Ne abbiamo già avuto un assaggio con la compagnia di stato cinese, Cosco Shipping Lines, che è diventata insieme al porto di Qingdao e all’azienda danese Apm Terminals, azionista della piattaforma di Vado Ligure. L’Italia con le sue eccellenze ha la possibilità di contribuire non poco allo sviluppo della Repubblica popolare, allo stesso tempo mi rendo conto che possa essere esposta ai rischi di un’eccessiva penetrazione cinese nel suo sistema economico. Come ogni cosa - conclude Banchero - va gestita con le giuste misure».

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